Navigando nei blog di design, ultimamente mi sono imbattuto in alcuni insoliti progetti di rubinetti. Di questi che pubblico oggi nessuno è recente, e nemmeno mi convince al 100%, ma insieme offrono una panoramica interessante su un prodotto che può ancora essere reinventato. Sono progetti che stupiscono con il design affascinante, ma per capire la loro efficacia servirebbe testarli, e sapere se consentono effettivamente un minore consumo di acqua.
Il primo in alto a sinistra, con l’acqua che scorre in un piccolo canale, è prodotto dai tedeschi di Hansa, e l’ho trovato su Mocoloco.
Nel seguito dell’articolo trovi la proposta dell’italiano Ernesto Messineo: un rubinetto che versa l’acqua indirettamente, attraverso il trabocco di una vasca interna.
Infine il rubinetto ring di Lim Sun Liang, visto sul blog spagnolo Pasa la vida, dove l’acqua casca dai bordi di un foro circolare.
Continua la lettura
Una delle ultime tendenze in fatto di web 2.0 sono i siti di… come definirli: progettazione collettiva? L’idea non è nuova, deriva dalla filosofia open source ed è già stata applicata ad altri campi, ma ora stanno scendendo in campo dei soggetti qualificati che potrebbero ottenere dei buoni risultati.
Sto parlando di siti che propongono brief di progetto da svolgere con il contributo di utenti registrati di tutto il mondo. L’unione fa la forza, e questi brain storming allargati possono produrre, o verificare, idee molto interessanti prima della messa in commercio. In realtà gestire questo processo non mi sembra per niente facile: la situazione ideale è quando la gente si ritrova insieme per progettare qualcosa che l’appassiona e che condivide, perché se i rapporti virtuali nascono invece occasionalmente può essere molto complesso stabilire la paternità dei contributi, ed i compensi.
Oltretutto la maggioranza di questi siti paga in dollari, e per gli europei il cambio non è certo favorevole.
In ogni caso qualcuno ci prova: poche settimane fa è stato lanciato in pompa magna Kluster, qualcosa di simile ma meno raffinato è Redesign me, ed esistono da tempo altri due esempi italiani: Creathead per il design e Zoopa per la pubblicità .
Buon ultima, ci prova anche NotCot, anche se con modalità differenti: sul blog saranno pubblicate tre fasi di progetto sviluppate insieme allo studio HERO Design, e si aspetteranno i commenti dei numerosissimi ed appassionati lettori, che possano indirizzare la strada migliore, oltre che creare un po’ di buzz e curiosità intorno a un prodotto che ancora non esiste!
Cosa ne pensi di questa tendenza? Conosci qualche altro esempio che mi sono sicuramente dimenticato?
Benvenuto nel nuovo ELMANCO!
Il restyling era in cantiere da tempo, ed è particolarmente importante perché accompagna il progetto del nuovo logo e di tutta l’immagine coordinata.
Purtroppo finora la definizione dell’immagine è andata avanti a strappi, rispecchiando involontariamente l’essenza stessa di ELMANCO: un’attività a reddito quasi zero cresciuta a forza di tentativi e di slanci di entusiasmo e speranza.
I lettori più fedeli ricorderanno questo come il quarto/quinto restyling in circa due anni e mezzo: sono tanti, ma sul web le cose cambiano in fretta (altro che l’edilizia italiana…) e sto cercando di creare un prodotto sempre migliore.
Questo nuovo layout è di gran lunga quello che più mi soddisfa, e di ciò devo profondamente ringraziare Simone Magurno per l’aiuto e la pazienza.
Innanzitutto cambia, radicalmente, il logo, perché ho cercato una nuova immagine più istituzionale e sofisticata. Al precedente ci sono affezionato, ma è stato disegnato 3 anni fa ed è cambiata la mia sensibilità e gli obbiettivi, tanto da trovare il coraggio di fare piazza pulita. Non escludo comunque di utilizzare in futuro più versioni del logo contemporaneamente.
La struttura del blog resta invece simile: i colori sono sempre questi, perché mi piacciono e funzionano bene sul fondo bianco, ma ora tutti gli elementi sono più compatti. Ci sarà un po’ più di pubblicità , ma è il prezzo da pagare per continuare ad offrire un buon servizio.
Il “cartellino” in alto a destra è per ricordare a tutti il delicato equilibrio di ELMANCO, e la sua natura commerciale: la linea editoriale cerca i migliori esempi di progettazione industriale e di comunicazione, e si tiene lontana da tutto quello che si presenta come arte solo perchĂ© vuole vendersi meglio. Può essere un punto di vista opinabile o limitativo, ma tant’è.
Potrebbero esserci ancora delle imprecisioni in giro, e se noti qualcosa di strano ti prego di segnalarmelo. La pagina della blog list è momentaneamente off-line perché la sto aggiornando: tornerà presto con oltre cento nuovi blog.
Come al solito, ti ricordo che hai tre maniere di sostenere questo blog: farlo conoscere a piĂą gente possibile, comprare della pubblicitĂ , o richiedere i miei servizi.

Noodle park è uno dei progetti italiani di maggiore qualità che ho visto nascere negli ultimi mesi. Mi piace il prodotto, mi piace la filosofia, e mi piace tutta la creatività messa in campo per il lancio di questa nuova azienda/laboratorio che vuole creare prodotti di design ed abbigliamento senza limitazioni estetiche e mentali, mantenendo sempre prezzi accessibili.
Concretamente, in questo momento il Noodle park è una versione cool della buona vecchia giacca a vento tascabile, fornita, invece del cappuccio, di un cappello con visiera. Nel sito è pubblicato un elenco dei punti vendita, ma è possibile anche l’acquisto online a questo indirizzo. (Via: think.bigchief.it)
Continua la lettura
Il giapponese Tokujin Yoshioka è senz’altro uno dei designer del momento. All’ultimo Design Miami è stato nominato designer dell’anno, ed ora sta facendo parlare di sé anche per il progetto del nuovo flagship Swarovski a Ginza, in Tokyo.
Quest’ultimo, che sarà inaugurato il 29 marzo, ha tutto per diventare un progetto copertina, soprattutto per merito della facciata che, rivestita con una cascata di lamine in acciaio, riflette l’ambiente circostante da diverse angolazioni (UPDATE: qui trovi foto degli interni).
Sfogliando il portfolio di Tokujin, è evidente come il tratto distintivo sia il grande lavoro di ricerca fatto coi materiali: anche quelli più tradizionali possono essere valorizzati da un uso non convenzionale, senza tuttavia farlo apparire futile quanto volto a valorizzarne un’innata eleganza. Il bar waterfall, costruito utilizzando un enorme blocco di vetro usato nel telescopio di un osservatorio, ma anche gli allestimenti preparati per il Design Miami, e per lo stand Moroso con materiali cartacei, ne sono degli eccezionali esempi.
(Via: Dezeen)
Continua la lettura

La jungla dei freepress sforna continuamente buoni frutti; tra i tanti possibili oggi segnalo Bloodwars Magazine, distribuito gratuitamente sotto forma di file .PDF.
Bloodwars si interessa alla street art più estrema e raccoglie, grazie al contributo dei lettori, immagini di graffiti, sticker e bizzarrie di ogni parte del mondo. Non tutto è del mio genere, ma la raccolta è divertente e per gli appassionati si tratta di un’ottima fonte di ricerca, a costo zero. Le pubblicazioni, iniziate nel 2003, proseguono in maniera irregolare: l’ultimo numero è dell’agosto 2007.
La carta stampata ha dei tempi di pubblicazione fisicamente insormontabili, mentre l’editoria online può essere istantanea, o quasi. Nel giro di pochi minuti una notizia può finire su centinaia di blog ed aggregatori, e una volta in circolo le possibilità di rettifica sono minime. Questo dovrebbe portare ad una maggiore attenzione per i contenuti da parte di chi scrive, ma quello che avviene invece è l’esatto contrario.
“Ne ha parlato lui, cool, ne parlo anche io!”.
“Bella questa immagine, il tipo che l’ha realizzata deve essere un genio”.
Certe volte è così che funziona, ma per fare un servizio di qualità è consigliabile sapere bene cosa c’è dietro il prodotto o l’iniziativa. Scoprire che le cose non sono andate esattamente come le si è descritte, che l’autore non è chi si credeva o che addirittura ha copiato da altri significa fornire un brutto servizio.
Purtroppo confrontandosi con una sterminata platea di blog e siti di informazione, il timore di restare indietro e pubblicare argomenti “vecchi” e alto, e c’è il rischio di muoversi con troppa fretta. Informarsi, verificare ed approfondire richiede tempo prezioso, e dato che la maggioranza dei blogger non riceve nessun guadagno dalla sua attività , ma nemmeno nessun controllo, tutto è demandato alla propria coscienza.
Continua la lettura

ChissĂ se vedremo mai anche nei parchi giochi italiani uno splendido Moebius Climber. Permettere ai bambini di arrampicarsi sugli appigli distribuiti lungo un nastro di Mebius mi sembra divertente e cool, oltre che un utile esercizio fisico, e con un morbido fondo sottostante non credo ci siano pericoli per la sicurezza. Sono disponibili modelli di complessitĂ differente, anche se purtroppo nessuno forma un nastro chiuso.
(Via: NotCot)

Schizophrenic Brain è il nome dato dall’illustratore brasiliano Guilherme Marconi al sito che raccoglie le sue opere più caotiche. Si tratta di splendide ammucchiate di oggetti affini tra loro, ridimensionati e ruotati fino creare composizioni di grande impatto.
Da vedere anche il portfolio che raccoglie tutte le altre opere, commerciali e non, di Guilherme. (Via: Computer Love)
Continua la lettura

Pochi giorni fa mi ha scritto ALU, un’azienda italiana che lavora nel campo del retail, fornendo arredo a negozi che vanno dal piccolo rivenditore locale fino a nomi come Nokia, Chanel, Ray Ban, Helly Hansen, etc, etc…
Non li conoscevo, e hanno voluto presentarmi i loro nuovi sistemi di arredo, esposti anche all’ultimo Euroshop in Germania. Molti dei progetti mostrati mi sembrano interessanti e ne allego le immagini nel seguito dell’articolo; di certo c’è uno sforzo di ricerca importante per un settore dove il design, essendo a stretto contatto con la moda, rischia di apparire “vecchio” dopo pochissimi anni. Quello che più mi ha colpito è però Ombelico, il sistema progettato da Alu insieme al designer Marc Sadler, perché questo prodotto può davvero definirsi modulare, ecologico, semplice e innovativo. Il materiale usato è il PP-WPC, una miscela di legno riciclato e polipropilene, piuttosto insolita per un arredo interno. L’aspetto povero del materiale è impreziosito da un elemento singolare: la “cintura” che serve ad irrigidire i pezzi che compongono il modulo. Quest’ultimo è infatti formato da tanti elementi uguali tra loro uniti ad incastro, così da poter ridurre l’ingombro in fase di trasporto.
Continua la lettura

Apparentemente Rumplo sembra il sito definitivo per chi cerca un t-shirt colorata ed originale da acquistare su internet. Non credo che avrei saputo progettare niente di meglio, tanta è l’efficienza della struttura, e sono curioso di verificare se il sito riscuoterà il successo che merita.
L’interfaccia è semplicissima, e formata da tante piccole anteprime di t-shirt che possono essere votate, commentate, ed indicizzate a seconda del colore, della tipologia e della popolarità . Tutti gli utenti registrati contribuiscono segnalando una t-shirt che amano o che hanno disegnato loro stessi, l’unico vincolo è che il prodotto sia stato stampato e che sia possibile acquistarlo online.

Dei telefoni Hulger se ne è già parlato molto nei blog di tutto il mondo che si occupano di design e tecnologia, ma credo che in futuro se ne parlerà anche in ambiti più ampi, perché il loro successo è strettamente connesso alla diffusione delle telefonate VOIP, una delle poche certezze che ci riserva il futuro.
In realtà Hulger non produce esattamente telefoni, ma accessori per le comunicazioni audio su computer e cellulari somiglianti ai primi familiari modelli di telefoni. Gli apparecchi Hulger sono compatibili con tutti i computer e con la gran parte dei cellulari, e permettono di rispondere ad una chiamata usando la classica e comodissima cornetta, tenendo a distanza di sicurezza le onde radio. A discapito di quelle che sono diventate le nostre abitudini, usare un micro telefonino o le cuffie+microfono di un computer non è il massimo della comodità e, se si ricevono molte telefonate, avere in ufficio o in casa un aggeggio del genere può essere utile, oltre che incredibilmente snob. L’inventore di Hulger è Nicolas Roope uno dei fondatori di Poke London, un’agenzia di comunicazione geniale ed irriverente come pochi.

Things Magazine è una rivista indipendente fondata nel 1994 da un gruppo di scrittori e storici inglesi. La rivista ha uno spazio web aggiornato con una certa regolarità i cui contenuti mi interessano relativamente: tutto interessante, ma un po’ troppo ostico ed intellettuale per le mie abitudini. Ad ogni modo ti consiglio di scoprire The Pelican Project, una raccolta di copertine di libri pubblicati dalla casa editrice Pelican tra gli anni ’40 ed ’80. Tanti utili esempi di grafica vintage, che oltre ad essere un documento dell’evoluzione degli stili e del gusto del pubblico, rappresentano in molti casi degli esempi ancora attuali da studiare con attenzione, in particolare le decadi 60’ e 70’.
E pensare che ricordo bene come da bambino, vedendo copertine del genere, l’unica considerazione che facevo era: “questa è roba vecchia”… significa che starò diventando vecchio pure io! (Via: 30gms)
Continua la lettura

Black+Blum è uno studio di design con sede a Londra già discretamente famoso sul web: molti dei suoi oggettini sono stati pubblicati sui siti specializzati di tutto il mondo, ed il merito è anche del sito elegante e dell’interfaccia piacevolmente navigabile.
Il sito è stato aggiornato ad inizio 2008 con alcuni nuovi prodotti, tra cui questa simpatica “pianta di insalata” formata da mestoli e ciotolina per condimenti, e uno scultoreo porta-frutta in acciaio.
Sarei curioso di vedere Black+Blum misurarsi con progetti più sofisticati, dal momento che tutti i prodotti pubblicati sono piccoli complementi d’arredo ed accessori, ma si sa che certo occasioni non capitano facilmente, e che la qualità non sempre va di pari passo con il denaro.
Continua la lettura
Quando 3-4 anni fa ho iniziato ad interessarmi alla blogosfera, erano pochi i blog di design e tendenze a pubblicare piĂą di un articolo al giorno, mentre ora quelli piĂą importanti si rincorrono rilasciandone fino a 4-5.
Perché questo avviene, e che conseguenze ha?
Le ragioni sono da cercare nell’esplosione numerica della blogosfera: siamo molti di più a leggere e scrivere, ed è diventato più facile trovare argomenti o novità irresistibili da pubblicare, ma anche gente disposta a scrivere a costi nulli o irrisori.
Il risultato è un sovraffollamento di informazioni: la qualità complessiva cresce, nonostante non tutti ne siano convinti, ma quella media si abbassa e trovare ciò che davvero interessa si fa più difficile perché distratti da tanti altri input.
Per tornare alla domanda iniziale, credo non esiste una risposta univoca perché dipende sempre dai casi e da gli obbiettivi. Per quanto mi riguarda posso dire che difficilmente pubblicherò più di 7-8 articoli alla settimana, per due motivi. Il primo è che sono solo a portare avanti ELMANCO, il secondo è che un numero maggiore ridurrebbe l’attenzione che il pubblico rivolge al singolo articolo e indirettamente mi porterebbe a dedicare uno sforzo minore alla sua compilazione. Insomma, meglio pochi ma buoni: 3 articoli al giorno aumenterebbero le visite, ma di certo non le triplicherebbero, e senza sufficienti entrate pubblicitarie non credo ne valga la pena.
Parte 6: I soldi fanno perdere credibilitĂ al blogger?
Parte 5: Quanto si guadagna con un blog?
Parte 4: Le segnalazioni dei lettori
Parte 3: Vale piĂą il click da un banner o da un articolo?
Parte 2: Tempi moderni

I tempi cambiano, e i contanti si usano sempre meno, a favore di bancomat e delle più svariate forme di pagamento digitale. Il designer Denis Bostandzic ha perciò avuto la bella idea di progettare un salvadanaio virtuale, che si riempie a colpi di carte di credito. Sembra il solito maialino in ceramica, ma nella fessura sul dorso va inserita la carta, che attraverso una connessione internet permette di versare un piccolo credito sul conto bancario impostato. Naturalmente si finisce col perdere il feedback fisico, in questo caso il peso delle monete, ma è un inconveniente a cui ci stiamo abituando, purtroppo.
(Via: Pan-Dan)

Vanguard è un nome furbo per chi dice di fare arte underground applicata all’abbigliamento; poco importa, le collezioni prodotte finora da questa etichetta milanese si meritano una recensione ampiamente positiva. Mi piacciono lo stile ed i colori ispirate ad atmosfere anni ’80, quando forse (è una mia impressione) gli autori erano ragazzini. Probabilmente non andrei in giro con una felpa-polipo, ma sono sicuro che non passerebbe inosservata.
(Via: Buy this t-shirt)

Giusto ieri è stato lanciato Creatives Unlimited, l’ultimo progetto realizzato dagli studenti dell’istituto svedese Hyper Island, che è una delle migliori scuole in circolazione per la formazione dei futuri professionisti di media digitali.
Lo scopo del sito è far conoscere questi ragazzi, attualmente in cerca di importanti web agency che li scelgano per un periodo di stage a partire del mese di agosto 2008. Il sito è un buon biglietto da visita, e fa ben capire l’alto profilo internazionale dell’istituto svedese. L’unico italiano presente a bordo è il bravissimo Simone Magurno, già segnalato sulle pagine di ELMANCO.

Nikon ha capito che una maniera efficace per farsi conoscere nel web è quella di produrre buoni contenuti, magari con investimenti maggiori in creatività a discapito della pubblicità . Da questa considerazione è nata l’Universcale, un’avvincente applicazione che aiuta a comprendere le dimensioni e le proporzioni dell’universo. Con un “disegno”, infatti, è più facile rapportare tra loro la grandezza di una proteina e quella di uno struzzo.
L’Universcale è una successione dinamica di silhoutte che rappresentano molecole, animali e pianeti attraverso una navigazione semplice e diretta. Questo strumento serve anche a farci indirettamente capire quale enorme contributo abbiano dato al progresso scientifico i microscopi e telescopi, costruiti con lenti che sono alla base del business Nikon.

Smokers’ Island è il nuovo progetto di Alessandro Loschiavo per Alianteedizioni, che sarà presentato al prossimo Salone del Mobile di Milano. Si tratta di un elegante posacenere in vetro borosilicato caratterizzato da una sede centrale dove collocare una candela mangiafumo. Piattino e porta candela sono facilmente separabili per un comodo lavaggio, e la fiamma accesa genera un interessante gioco di riflessi sulla superficie del vetro, oltre naturalmente a fungere da accendino…
L’oggetto può mettere d’accordo i fumatori passivi ed attivi che si trovano a dover convivere negli spazi aperti dei locali pubblici.
Continua la lettura








