Aggiorno raramente la sezione outrage, ma quando lo faccio le risate sono assicurate. Oggi è il turno del simpatico Flamingo, un innovativo progetto di “orinatoio femminile e maschile che facilita l’igiene intima anche in presenza di ridotta flessibilità articolare, scarso equilibrio od obesità marcata.”.
Flamingo è realmente simpatico e innovativo (ti sfido a dimostrare il contrario), ma ciò non toglie che si tratti di una delle idee più strampalate e inutili che abbia mai visto.
Chi mai vorrebbe espletare le proprie funzioni biologiche nel becco, o a cavallo, di un fenicottero?! Già perché Flamingo, come si può intuire dal disegno a fianco, assume posture diverse a seconda che l’utente sia uomo o donna. Il progettista spiega come questo prodotto assicuri risparmio di acqua e spazio, oltre che igiene e praticità d’uso.
Dal punto di vista meccanico il dispositivo è ingegnoso, ma gli unici bagni dove vedrei bene una cosa del genere sono quelli di Disneyland o del Cocoricò.
Flamingo è tra i progetti partecipanti al concorso organizzato dalla rivista Focus sul tema dell’innovazione in bagno.
(Thanks Simone!)
Nel febbraio scorso ELMANCO sollevò una questione che in questi giorni ha finalmente raggiunto anche i principali telegiornali: quella della messa in commercio di veicoli in grado di superare i limiti di velocità.
L’occasione è stata la pubblicazione delle prime statistiche sugli effetti del sistema elettronico di controllo della velocità nelle autostrade italiane. Ad un anno della sua introduzione, nei tratti in cui è stato installato Tutor, il tasso di mortalità è diminuito del 50% e quello relativo ai feriti del 34%.
A questo dato ne aggiungo un altro sorprendentemente significativo: i tratti autostradali più rettilinei e meno trafficati hanno generalmente tassi di mortalità più elevata della media (per esempio il tratto Faenza-Ravenna è uno dei più “pericolosi”!), perché in tali condizioni di guida inducono ad aumentare la velocità, riducendo di conseguenza tempo e spazio disponibili per reagire ad eventuali imprevisti. Il pericolo è maggiore proprio quando non lo percepisci.
L’argomento è delicato, perché tocca nel profondo le abitudini e le passioni di tanti automobilisti e sportivi italiani, ma è inconfutabile che l’alta velocità sia una delle principali cause di incidenti sulle strade italiane. Incidenti che oltretutto colpiscono la fascia più giovane e produttiva (e sempre più esigua) della nostra società. Una delle problematiche con cui il design, ed il marketing, dovranno confrontarsi nei prossimi anni sarà produrre veicoli più lenti, più piccoli, più economici, e di conseguenza meno inquinanti. Ovviamente una tendenza del genere danneggerà molti produttori, ma potrà invece dimostrarsi la fortuna di tanti altri.
L’articolo precedente aveva innescato un discreto dibattito; purtroppo i vecchi commenti sono andati perduti nel cambio di piattaforma, ma cerchiamo di restare in argomento e lasciare perdere i confronti con alcool e fumo…
Anche io odio alcuni assurdi limiti dei 50 in strade extraurbane, ma vendere automobili che superano i 150, obiettivamente, a chi giova?
Luca Maserati mi ha inviato alcuni giorni fa un suo articolo sull’ultimo Salone del Mobile di Milano, compilato alla maniera di un alfabeto. Luca esprime dei giudizi piuttosto critici anche su aziende e designer molto noti che non sempre condivido, o che spesso non conosco, ma ho imprevedibilmente scelto di dare spazio al suo lavoro.
L’ho fatto per dare una sana sferzata agli articoli generalmente entusiastici che appaiono in questo blog e per vedere la reazione del pubblico a una cosa del genere.
Sebbene non conoscessi Luca Maserati prima di ricevere la sua mail, è evidente che si tratti di un buon conoscitore della materia, e non parli certo a vanvera. Per commenti o rimostranze non prendertela con me, ma scrivi a: aaltoebasso@yahoo.com.
Per leggere l’alfabeto completo clicca “read more” in fondo all’articolo.
“A: Avverati.
Mostra doverosa. L’autocelebrazione di Marva Griffin molto meno necessaria (più della metà dei pezzi in mostra non è mai entrato in produzione!).
Qualcuno vuole tranquillizzare Beppe Finessi: abbiamo capito che è ‘innamorato’ di L. Damiani … professionalmente s’intende!
Voto: 6 meno
B: B&B Italia.
Sinceramante ci aspettavamo qualcosina in più che un po’ di pelliccietta sulla poltrona di Citterio!
Voto: 2
C: Cappellini.
Allestimento nella ex-Upim di Piazza S. Babila … non molto diverso da quello dell’Upim.
Nuovi prodotti: Nendo & C. non hanno partorito esattamente dei capolavori.
Voto: 4
I ragazzi di BigChief (studio di graphic design milanese) hanno avuto qualche tempo la bell’idea di offrire ai lettori del proprio blog una mascotte in versione cartacea. Chiunque può scaricare da questa pagina un template formato A4 da stampare su cartoncino, ritagliare e piegare fino ad ottenere la simpatica icona della loro attività. I download sono stati numerosi, e molti lettori continuano ad inviare alla redazione del blog immagini della mascotte fotografata nei luoghi più disparati. L’iniziativa si è rivelata un’ottima strategia di web marketing, perchè ha notevolmente accresciuto la popolarità di BigChief nella blogosfera, ma anche nella “real life”, una volta che la mascotte ha preso forma con carta ed inchiostro. Tutto così bello che qualcuno ha pensato bene di copiare pari-pari l’idea! Il furbetto in questione è il sinistro Otto, che non ha semplicemente sfruttato l’intuizione (qualcosa di simile in fondo si era già visto in giro per il web), ma l’identico template del suo predecessore, per stamparci sopra una propria grafica. Ovviamente anche Otto ha poi iniziato a farsi fotografare in giro per il mondo… Storie come questa fanno riflettere: qual è la maniera migliore per tutelare web-iniziative del genere? P.S. ultimamente il sito di Otto non è più raggiungibile, tu sai qualcosa di più a riguardo?

Con quest’articolo inauguro la categoria “outrage”, una sezione che potrebbe riservare simpatiche sorprese e/o polemiche. L’ispirazione l’ho avuto dopo aver ricevuto questo comunicato stampa:
“ELEMENTO NON VALIDO: L\’IRRIVERENTE SITO WEB SUSCITA CLAMORE
IL NUOVO MARCHIO NON È ANCORA NEI NEGOZI MA FA GIÀ PARLARE DI SÉ
ELEMENTO NON VALIDO, il nuovo “urban style” che non vuole essere per tutti: si distingue dagli altri fashion brand già nell’intro del suo sito ufficiale, sicuro dell’originalità della proposta.
Non conta l’età per scegliere ELEMENTO NON VALIDO, ma la personalità. Chi veste ENV ce l’ha, è ironico e pensa sempre avanti. È per forza provocatorio, perché non resta nella massa ma diventa il centro dell’attenzione. È un mirino infatti il simbolo di ELEMENTO NON VALIDO, frutto di un’accurata progettazione della visual identity del brand.
Qualità del “vestito” per la qualità di chi lo veste insomma. Una moltiplicazione che funziona. E il risultato lo si vedrà nelle cinque linee della collezione estate 2007, la prima produzione di ENV.
ELEMENTO NON VALIDO propone capi con un design non scontato, unitamente a messaggi sfrontati che non si traducono nelle solite frasi impresse sulle t-shirt.
Il tutto 100% Made in Italy.
Per maggiori informazioni: http://www.elementononvalido.com“.
Il classico comunicato stampa che urla la presentazione… del nulla!
Il sito dovrebbe dare “maggiori informazioni”, ma mi sembra una definizione limitante: mi aspettavo che un progetto di comunicazione così coraggioso facesse del suo sito web un “cuore pulsante”. Il vero problema è che su questo sito poi non c’è ancora nemmeno un’immagine del prodotto; tutto questo “parlare di sé” sembra dovuto all’attuale intro, contenente una sorta di campagna comparativa che spiega quello che Elemento non valido non è. Cosa invece sia, lo scopriremo solo quando il pubblico non starà davvero più nella pelle. Fortuna che almeno la “visual identity del brand” dovrebbe essere frutto di un’accurata progettazione, e si è pensato di mettere una ® di fianco al disegno di un mirino che chiunque potrebbe provare a registrare…
Magari i prodotti Elemento non valido saranno anche ben fatti, e la qualità della progettazione grafica subirà un’improvvisa impennata, ma per ora credo ci sia ben poco da dire su questo “nuovo urban style”. Bah!
E pensare che pochi mesi fa mi ero messo a commentare in maniera analoga un nuovo urban brand, dimostrandomi perplesso perché in fondo il sito Don’t Kill conteneva solo qualche polo colorata e non mi sembrava comunicare in maniera adeguata un messaggio così impegnativo. In quel caso però c’era almeno un’immagine del prodotto, e la progettazione grafica, seppure non eccezionale, era sicuramente più curata.
Comunque sia, questi due marchi hanno molte cose in comune: l’idea del mirino a chi è venuta per primo?
E’ raccapricciante l’invasione di felpe stellate che sta avvenendo in questa stagione!
Tutto, o quasi, è nato con la splendida felpa creata da Pharmacy Industry circa due anni fa e di cui ho parlato in tempi non sospetti (è stato uno dei primissimi post di ELMANCO). Ora tanti altri brand hanno creato delle modeste e dozzinali, ma naturalmente anche più economiche, imitazioni di un modello di grande successo, fiutando la buona intuizione di Pharmacy. A questo punto credo che l’overdose di stelle avrà ben presto una crisi di rigetto; è terribilmente facile passare dal cool al trash…

Credo che nei prossimi tempi il governo (qualunque sia) avrà rogne più grosse di cui preoccuparsi, ciò non toglie che è doveroso dimostrare il disappunto per il nuovo logo che sarà usato per presentare l’immagine turistica del nostro paese.
Nella blogosfera se n’è già parlato a dismisura, e non ho molto da aggiungere: il marchio progettato da Landor Associates è poco comprensibile, poco originale e di scarso appeal. C’è chi dice che la mediocrità di questo design ben rappresenta lo stato del nostro paese, chi che a furia di cercare compromessi si è arrivati ad una soluzione che invece di non scontentare nessuno scontenta tutti, e chi che si sta semplicemente buttando via una valanga di denaro pubblico. Tutte cose giuste.
Di chi è la colpa? Della Landor? Credo che in tanti all’interno dell’agenzia si rendano conto del pasticcio combinato!
Del governo? Beh si, ma in specifico di chi? Chissà quanti referenti ha avuto il progetto…
Degli italiani? Il 95% della popolazione non ha le competenze per giudicare correttamente il logo; sarà il mercato a giudicare…
Insomma, tutto ciò per invitarvi a sottoscrivere, se non l’avete già fatto, questa petizione che AIAP invierà al Presidente del Consiglio e al Ministro dei Beni culturali.

Il buon vecchio Lapo, perfetta icona trash italiana degli anni ‘00 (i posteri definiranno così il primo decennio del secolo?), è tornato in pompa magna sulla scena pubblica con il lancio del suo nuovo brand: Italia Indipendent. Per sapere cosa ne penso di questo progetto, leggetevi il blog Malvestite.net, perchè approvo ogni riga scritta in quel fantastico blog.
Secondo Lapo l’indipendente è colui che rifiuta l’omologazione di massa. Una persona libera, che non ha paura di essere se stessa; un beauty seeker che sceglie la bellezza a prescindere dalla griffe o dallo status symbol del momento. A leggere questa definizione, e quello che c’è scritto nella testata del mio blog, Lapo ed io povremmo pure avere qualcosa in comune…
Il lato più brutto (ma forse più innocuo?) degli Agnelli, non c’è dubbio.






