
Se ti piacciano gli arredi estrosi e scintillanti puoi serenamente saltare questo articolo, ma se invece cerchi un mobile minimale e naturale devi conoscere E15. Legno, acciaio e poco altro: usando questi materiali gli anglo-tedeschi di E15 producono oggetti moderni e durevoli, sia dal punto di vista fisico che stilistico.
A prima vista alcuni modelli potrebbero sembrare semplicistici, ma ad un’osservazione più attenta si scopre la qualità della progettazione; per esempio, il piano di appoggio della panca Calle è leggermente inclinato per accogliere meglio le persone sedute.
In questa pagina trovi una galleria completa dei prodotti, ma può interessarti sapere che E15 progetta anche sistemi di arredo per contract, come gli store American Apparel del 2004.

Su Designboom ho trovato delle belle immagini del tavolo N-7 visto nello spazio Casamania durante il Salone del mobile di Milano, e che non riuscii a fotografare.
Il tavolo è suggestivo perché, sfruttando le caratteristiche dell’alluminio ed un’intelligente sezione variabile, si dimostra perfettamente stabile nonostante si regga su due sole gambe. Visto in fotografia può apparire troppo “spaziale” ma dal vero mi ha lasciato una bella impressione: è un progetto forte e, come spiega il designer belga Norayr Khachatryan, ad alto contenuto di testosterone.
Prima di essere prodotto da Casamania, N – 7 è stato tra le proposte segnalate all’ultimo Premio Vico Magistretti indetto proprio da Designboom
N - 7 table, designed by belgian Norayr Khachatryan for Casamania. Aluminium plate is folded to obtain a striking and robust design.
Nokia mi ha inviato il nuovissimo cellulare 7900 Crystal Prism per scriverne una recensione, in occasione del suo sbarco in Italia. Dopo averlo testato qualche giorno, scrivo le mie impressioni, ed allego alcune immagini ravvicinate del telefono e della confezione.
Il cellulare fa parte della Prism Collection, una serie che si distingue per le scelte stilistiche coraggiose, ed è facilmente riconoscibile per le forme triangolari della tastiera. Questo modello è ancora più estroso dei precedenti, perché decorato con una texture geometrica - organica eseguita dalla fashion designer francese Frédérique Daubal.
Prima di questa occasione, non avevo mai sentito parlare della Daubal, nonostante esibisca un portfolio molto interessante, e vanti collaborazioni con altri importanti brand. Il lavoro svolto per la Nokia è molto buono, perché gli elementi grafici sono riconoscibili, flessibili ed adatti al prodotto. Un prodotto destinato alle ragazze in cerca di un cellulare moderno ma semplice, e che non desiderano vantarsi con le amiche di possedere un potentissimo smartphone ma un accessorio disegnato da una famosa stilista.

All’ultimo Salone del Mobile sono rimasto colpito dallo stand Technogym, dove era esposta Kinesis, la macchina progettata per allenarsi in casa. Avevo già visto Kinesis in foto, ma dal vero il prodotto da una grande impressione di efficienza e naturalezza; inoltre ho apprezzato dettagli come il piccolo display che gestisce le impostazioni della macchina.
Kinesis è definito il primo oggetto d’arredo design per la ginnastica, e si dimostra adatto ad ambienti contemporanei e sufficientemente minimal proprio perché non appare il solito attrezzo di sollevamento pesi. Questo grazie alla scelta di nascondere i meccanismi dietro le doghe in legno od una superficie vetrata.
L’aspetto interessante di questo prodotto è che non richiede un ambiente dedicato, dimostrandosi adatto anche all’installazione in un’ampia zona giorno o studio, sebbene non creda che chi possa permettersi un acquisto del genere abbia grossi problemi di spazio in casa.

Un’ampia area dell’ultimo Salone Satellite era riservata a scuole di design di tutto il mondo, e purtroppo il quadro complessivo che ne ho ricevuto è stato molto deludente. Dell’istituto israeliano D-vision invece ricordo poco, tuttavia mi sono ritrovato in borsa il loro il depliant, perciò qualcosa di interessante nel loro stand l’avrò trovato. Visitare il loro sito è stata invece una sorpresa, perché della scena creativa mediorientale conosco poco ed ho trovato tante belle proposte da parte degli studenti, perlomeno in fase di concept.
I due progetti pubblicati in alto, Bubblicious e MotherBird, sono forse due degli oggetti più realizzabili, ma nel seguito dell’articolo ne ho pubblicati altri. Tutti i lavori degli studenti D-vision sono consultabili a questo indirizzo.

Takeshi Sato è designer trentenne giapponese che si appena affacciato alla professione dopo aver lavorato in precedenza come ingegnere.
Al Salone Satellite era presente con le sue prime proposte: una serie di oggetti autoprodotti essenziali ma non banali, che convincono soprattutto per l’intelligenza dei gesti che ispirano. Il progetto qua sopra è Coat Hanger, un appendiabiti componibile che permette due diversi usi della gruccia; un po’ in stile Ikea.
Tutti i progetti pubblicati nel bel sito di Takeshi sono interessanti, nonostante le potenzialità commerciali mi sembrino basse.
Anche quest’anno lo spazio dello studio Formfjord è stato uno dei più interessanti visti al Salone Satellite. Sono stati presentati il tavolo in alluminio e vetro Void, e la sorprendente panca B194, che nonostante l’aspetto rigido si rivela morbida e confortevole.
Può essere l’occasione giusta per ripassare il loro portfolio, dove sono stati aggiunti altri progetti che non ricordavo.

Devo ammettere che prima della veloce visita al Salone del Mobile non conoscevo Lapalma, o meglio, conoscevo solo alcuni prodotti, senza sapere che facessero parte del catalogo di questa azienda italiana. Ed invece, tra le centinaia di sedie viste domenica scorsa, questa qua è una delle mie preferite: sobria ed elegante.
Nonostante il sito di Lapalma necessiti di un pesante redesign, consiglio la visita per conoscere una collezione coerente e di buon livello, che fa largo uso del legno. È sconcertante vedere tanta qualità nel prodotto e negli allestimenti, e poi una veste grafica per il web così modesta.
Ndr. La foto è gentile concessione del blog From Europe.
Tutrix, progettato dallo studio francese Az&mut, è una delle idee più umili ed efficaci che abbia trovato all’ultimo Salone Satellite. Si tratta di un sistema modulare per sostenere le piante rampicanti, che cresce insieme al vegetale; ho già visto altri prodotti simili, ma nessuno era così ben riuscito.
Tutrix ha l’aspetto di un ramoscello, e in corrispondenza dei germogli può innestare altri elementi simili, permettendo un’infinità di configurazioni. In questo modo è possibile progettare l’aspetto finale della pianta, e tracciare il suo sviluppo lungo una struttura trasparente che sarà gradualmente riempita di verde. L’unico limite è data dal peso massimo che la struttura è in grado di sostenere, ma può essere un buon esercizio per chi sta studiando statica … qui grossi rischi non se ne corrono!

Domenica scorsa sono stato a Milano per visitare il Salone Internazionale del Mobile. Quest’anno ho avuto a disposizione un solo giorno e, scegliendo la fiera, non ho avuto modo di visitare Zona Tortona.
Premesso che la Design week è un evento da non perdere perché in quei giorni Milano diventa realmente il centro del mondo per chi si occupa di design ed affini, devo ammettere di essere rimasto un po’ deluso, soprattutto dal Salone Satellite dove espongono gli emergenti e gli studenti.
Tutti gli anni mi sento dire che era meglio l’edizione precedente (io sono alla quarta) ma quest’anno condivido sul serio la diceria; a meno che non stia diventando troppo vecchio e smaliziato, chissà. Troppi dei progetti visti ieri sono sbilanciati sull’aspetto concettuale, in cerca di facili stupori e sorrisi. Le idee simpatiche non mancano, ma spesso si riducono a semplici divertssment, senza svolgere con il necessario rigore il tema progettuale scelto. Per come la vedo io, il buon design può far riflettere, ma deve innanzitutto servire a qualcosa, anche quando il progetto si fa forza soprattutto di un’estetica innovativa. Altrimenti tanto vale dire: “E’ arte”. Inoltre, vedere Cristiano Malgioglio strepitare nel padiglione con telecamera al seguito non è certo un segnale incoraggiante.
Tuttavia devo ricordare che molti dei progetti migliori li conoscevo già per averli visti nella blogosfera le settimane scorse, e che qualcosa di interessante da pubblicare su questo blog si trova sempre, ma auspico in futuro una selezione più restrittiva. Se cerchi una panoramica già pronta di quanto esposto al Salone Satellite, consiglio il report di Yatzer che, nonostante non condivida i contenuti al 100%, dimostra sempre buon gusto.
Per quanto riguarda invece il Salone del Mobile, purtroppo il tempo non è mai abbastanza! È sempre uno spettacolo incontrare dal vero progetti visti per mesi solo sul web e riviste, nonostante a volte arrivino anche le delusioni, ma questo fa parte delle regole del gioco.
Grandi sorprese non ne ho trovate, perché appunto i pezzi migliori li conoscevo già, oppure non erano “da blog”, ma una visita è sempre raccomandata.
Ricevo spesso messaggi di giovani designer e studenti che mi chiedono quale sia la maniera migliore di pubblicare e tutelare i propri progetti sul web.
Per quanto riguarda i canali e le metodologie di diffusione per le notizie di design sono più che competente, ma ammetto invece di non sapere cosa rispondere a chi domanda:
“E se qualcuno mi ruba l’idea, producendo o vedendo un progetto che ha visto sul mio sito, prima che io lo registra o lo metta in produzione?”.
Ho lavorato a progetti di architettura, di interni e di grafica, ma sempre su incarichi assegnati da un committente o per concorsi. Non ho mai progettato in maniera autonoma prodotti, cercando successivamente un investitore, e conosco poco gli aspetti legali del diritto d’autore.
Rivolgo quindi la domanda ai lettori del blog, sapendo che tra essi ci sono esperti professionisti che potrebbero essere di aiuto ai più giovani.
È consigliabile pubblicare sul proprio sito, progetti non ancora realizzati e registrati?
Avere dei testimoni che dichiarano di avere visto un’idea portare prima la tua firma, è una garanzia sufficiente?
Rendere pubblici i propri progetti sul web offre garanzie sufficienti per l’autore o lo espone al rischio di vedersi copiato? Esistono precauzioni o distinguo da fare?
Internet può diventare per molti una grande ed economica vetrina pubblicitaria, ma il mio consiglio è di muoversi solo quando si è sicuri della bontà ed originalità dei propri progetti. Essere pubblicati su un blog celebre è una buona maniera di iniziare, ma in sé per sé garantisce poco, se non che l’autore del blog ha deciso di metterci la faccia.
Il successo di un prodotto dipende solamente dal prodotto stesso, ed esistono davvero fortunati casi di progetti che sono riesciti a colpire l’immaginazione di un ampio pubblico anche solo con pochi rendering. Uno degli esempi più clamorosi, è quello dell’americano Joey Roth: la sua teiera Sorapot ha fatto il giro dei blog di design ed ha procurato all’autore centinaia di mail con richieste di informazioni per l’acquisto … quando Sorapot era ancora solo il prototipo di un neolaureato in cerca del primo impiego! Se la storia di Joey ti interessa, consiglio di leggere l’intervista pubblicata da PSFK ad inizio aprile.

Sarà questo il futuro dei libri?
Chissà. Io credo che la carta stampata abbia ancora molti anni di vita davanti a sé, nonostante il ridimensionamento già in atto da tempo.
Questa provocazione è un’opera dell’artista / illustratore (designer?) inglese Kyle Bean.
(Via: It’s nice that)

Non mi stupisce che uno strumento come ZoomArt sia nato in Italia, perché il nostro paese è universalmente noto per l’arte, ma anche per la produzione di occhiali e lenti.
ZoomArt è un minuscolo cannocchiale 6X studiato per ammirare con comodità ed attenzione i dipinti e le opere esposte nei musei, anche quando non è possibile avvicinarsi oltre ad una certa distanza. L’oggetto, progettato da Odoardo Fioravanti, ha quindi un uso estremamente specifico, che ben svolge grazie alle forme morbide, intuitive e senza tempo.
Matteo Ragni mi ha aggiornato sui nuovi progetti che presenterà al Salone del mobile di Milano in questi giorni. Tra i tanti, mi ha ispirato sopratutto Pop-up, un sistema modulare per creare pareti divisorie ad alta permeabilità. Pop-up può essere impiegato in diverse maniere, ma è pensato soprattutto per gli uffici, grazie ad una peculiarità che lo rende diverso da altri prodotti simili. I moduli sono costruiti partendo dal formato standard più usato per i fogli di carta, il DIN A4, ed incisi in maniera da semplificare l’inserimento di fogli, fotografie, fax, etc, etc … Una bella soluzione per dividere gli ambienti di lavoro, che diventa contemporaneamente lavagna dove fissare appunti e ispirazioni.

È sempre bello collaborare con soggetti che stimo, ed oggi è un onore poter annunciare che nelle prossime settimane ELMANCO sarà guest curator di Behance Network.
Behance è super team americano che fornisce servizi e prodotti per creativi. Il loro modo di operare è eccellente, e attraverso Behance Magazine presentano sempre ottimi esempi, che analizzano lo svolgimento del processo progettuale insieme agli autori e le aziende coinvolte.
Il Creative Network (di cui ho già parlato lo scorso anno) è un luogo dove designer ed artisti di ogni genere e nazionalità possono pubblicare il proprio portfolio. Se inizi a sfogliare la gallery, correrai il rischio di trascorrere mezza giornata saltando da un progetto e l’altro, compiendo le ricerche più disparate, e leggendo i commenti degli altri autori. Insomma, può sembrare una specie di Myspace per creativi, naturalmente molto più ordinato e selezionato.
A gran parte del pubblico italiano la parola Behance potrebbe non dire molto, ma si tratta davvero di una delle più autorevoli risorse in circolazione, perciò la soddisfazione per essere stati scelti è tanta. Ora sarebbe bello riuscire a vendere queste competenze anche sul suolo italiano …
Puoi vedere i primi 11 progetti che ho scelto a questo indirizzo, ma in futuro presenterò regolarmente su ELMANCO i miei preferiti.
La partecipazione a Behance Network è su invito, e questo finora si è dimostrato una buona garanzia di qualità per i progetti esposti. Ho a disposizione per i miei lettori un certo numero di inviti: se sei interessato, contattami.

Non sono sicuro che il pubblico italiano sia culturalmente pronto per un biliardino (o calcio balilla che dir si voglia) del genere, ma dal mio punto di vista questo progetto è uno spettacolo. Da decenni i bambini giocano con gli stessi modelli di biliardino, identici per forma e colori, e non è semplice mettere le mani su un prodotto che nella nostra società è visto solo come un trastullo da bar. Già mi immagino i possibili commenti degli avventori: “Ma che è? Una vasca da bagno?”.
Invece un locale che vuole differenziarsi con stile non dovrebbe rinunciare ad Eleven the game, disegnato dagli olandesi di Gro design e Tim model makers; in questa pagina trovi molte immagini ad alta risoluzione, anche delle fasi di costruzione.
Una sola obiezione: avere i giocatori delle due squadre dello stesso colore è senz’altro cool, ma poco funzionale …
(Via: Mocoloco)

Pochi giorni fa ho ricevuto a casa il catalogo di un’azienda prima sconosciuta, DD, che esporrà in Zona Tortona durante la prossima settimana del design. DD ha in catalogo una collezione piuttosto omogenea di sedie e tavoli disegnate da 4 designer spagnoli: Josep Lluscà, Joan Gaspar, Ricard Vila e Luis Codina. Dico omogenea perché quasi tutti i modelli hanno in comune plastica colorate e forme morbide, e mi sembrano adatte a chi cerca un complemento d’arredo informale, magari da usare all’aria aperta. Visti in fotografia, i prodotti che mi convincono di più sono la seduta Bob ed il tavolino Sputnik.

L’articolo di oggi è dedicato a Riccardo Giovanetti un designer italiano che dalla metà degli anni ’90 ad oggi ha firmato diversi buoni progetti, anche per nomi importanti come Cassina, Flou, Whirpool e Fontana Arte. Uno dei prodotti per cui lo conoscevo da tempo è il divano modulare Frame, ma navigando nel suo sito ho scoperto di apprezzare altri oggetti che mostro nel seguito dell’articolo, in particolare la lampada Diamond e Link, un elegante set di tegami per cuocere a vapore.
Consiglio di vedere anche la sezione dedicata agli interni, e le gallerie di alcune bellissime abitazioni arredate in maniera minimale facendo largo uso del legno.
The home project è uno studio Berlinese che si occupa di design e (soprattutto?) arte concettuale. La tedesca Kathi Stertzig e il portoghese Albio Nascimento mischiano esperienze, competenze e culture diverse per creare progetti delicati e capaci di sorprendere. Nella blogosfera hanno riscosso un certo successo Amore & Morte, un ammazza-insetti pacifista, e MAX 5000W, che suggerisce di utilizzare la tradizionale ciabatta elettrica come un candelabro. Sono interessanti anche le numerose proposte per un utilizzo innovativo del sughero, materiale largamente prodotto in Portogallo.
(Via: 4°D)

Seguendo un referral di ELMANCO ho scoperto il blog russo di Aretania, che nonostante sia scritto in una lingua per me incomprensibile, trasuda letteralmente eleganza. Su queste pagine ho trovato l’immagine di una stupenda libreria che “sembra” progettata dal designer inglese Ryan Frank. Dico sembra perché il russo non mi è chiaro, e perché sul sito di Ryan non ve n’è traccia … oltretutto nessuno degli altri progetti di Ryan mi entusiasma. Comunque sia questa misteriosa libreria dal gusto vagamente Art déco ha una forma affascinante ed un bel dettaglio come quello delle rotelle che, pur non essendo davvero utili, lasciano sospesa la struttura e risolvono brillantemente il tema dell’attacco a terra.










