
Riconosco come quello di Arch. Maaik sia un umorismo da architetti (non sempre comprensibile ai non addetti ai lavori) ma dato che in Italia, e tra i lettori di ELMANCO, sono in tanti ad appartenere a questa bistrattata categoria, credo che un articolo sia doveroso.
Le strisce umoristiche disegnate dall’architetto fiammingo Mike Hermans raccontano le disavventure del suo alter ego Arch. Archibald e dei suoi stereotipati compagni: Gerald, l’ingegnere pratico e concreto che compensa la sfrenata creatività del socio, Fred, il brusco capocantiere, Maria, la moglie del cliente in grado di complicare le cose più semplici, e così via … fino all’irresistibile Concept, una personificazione delle idee progettuali di Archibald, che partecipa con veemenza al processo progettuale.
Ho trovato il primo fumetto di Maaik sul web qualche tempo fa, ed è stato amore a prima vista: non riesco ad immaginare niente di più divertente su questo tema.
Su Notcot sono venuto a conoscenza di una lunga intervista rilasciata al blog The Pompomist, in cui Mike spiega come il successo lo abbia portato ad abbandonare quasi del tutto la professione per dedicarsi a tempo pieno ai suoi personaggi.
Credo che Italia Arch. Maaik non sia ancora famoso quanto meriti e spero che questo articolo involga qualcuno a comprare i suoi libri; non mi aspetto di vedere mai i bambini andare a scuola con Archibald stampato sullo zaino, ma negli studi e nelle università di architettura Arch. Maaik dovrebbe essere un must.
Il giapponese Tokujin Yoshioka è senz’altro uno dei designer del momento. All’ultimo Design Miami è stato nominato designer dell’anno, ed ora sta facendo parlare di sé anche per il progetto del nuovo flagship Swarovski a Ginza, in Tokyo.
Quest’ultimo, che sarà inaugurato il 29 marzo, ha tutto per diventare un progetto copertina, soprattutto per merito della facciata che, rivestita con una cascata di lamine in acciaio, riflette l’ambiente circostante da diverse angolazioni (UPDATE: qui trovi foto degli interni).
Sfogliando il portfolio di Tokujin, è evidente come il tratto distintivo sia il grande lavoro di ricerca fatto coi materiali: anche quelli più tradizionali possono essere valorizzati da un uso non convenzionale, senza tuttavia farlo apparire futile quanto volto a valorizzarne un’innata eleganza. Il bar waterfall, costruito utilizzando un enorme blocco di vetro usato nel telescopio di un osservatorio, ma anche gli allestimenti preparati per il Design Miami, e per lo stand Moroso con materiali cartacei, ne sono degli eccezionali esempi.
(Via: Dezeen)

Tre link è uno studio multidisciplinare con sede a Firenze e Bologna che realizza ogni tipo di creatività: architettura, grafica, design, pubblicità, web, musica, scrittura etc, etc… oppure, come dicono loro, vista, tatto, olfatto, gusto e udito. Lo studio pare strutturato come un network che, a seconda dei progetti, coinvolge professionisti con diverse competenze.
Il sito è un po’ ermetico e non aggiornatissimo, ma accattivante, e l’elenco dei clienti importante. La sezione che mi è interessata di più è quella di architettura/design e fotografia, ma Tre link è un argomento che merita di essere approfondito.

Mimoa (Mi Modern Architecture) è uno dei primi portali 2.0 di architettura che ho incontrato, e va segnalato sia per la bontà del layout, che per la qualità dei progetti pubblicati. Lo definisco 2.0 (termine probabilmente poco familiare alla gran parte degli architetti), perché nato esplicitamente per raccogliere il contributo degli utenti, che scelgono gli edifici da inserire nel database, per poi votarli e commentarli insieme a tutti gli iscritti. Per ora Mimoa contiene circa un migliaio di recensioni, tutte sul suolo europeo, e consultare questo sito prima di partire per un viaggio può essere utile per programmare le mete da visitare: l’integrazione con Google Maps è uno strumento molto potente.
Europa Concorsi lo conoscerai già, giusto? Ecco, variare un po’ non fa mai male.
Inserisco questo articolo nella categoria “architecture”, nonostante in realtà la mano dell’uomo abbia fatto ben poco: queste immagini appartengono ad una spettacolare piscina-caverna interna ad un cratere inattivo.
Il luogo si trova in Utah, ed è proprietà privata degli hotel e terme Homestead, che possono offrire ai propri ospiti dei bagni terapeutici e delle immersioni subacquee veramente esclusive. (Via: Oobject)
L’architetto francese Manuelle Gautrand ha progettato quello che considero uno dei migliori esempi possibili di integrazione tra un brand e l’architettura che lo deve rappresentare. Sto parlando dello showroom Citroen di Parigi, uno spettacolare spazio di 8 piani inserito nella schiera di edifici lungo i Champs-Elysees.
L’elemento che connota l’intervento è la lunga vetrata che da rivestimento di facciata si trasforma in copertura, fino a ricoprire entrambi i lati dell’edificio. Questa “pelle” ha una movimentata superficie che si ispira al logo della casa automobilistica: le famose doppie frecce che puntano verso l’alto. Il simbolo viene poi gradualmente distorto lunga tutta la struttura, che può essere considerata alla stregua di una declinazione del corporate Citroen. Un progetto coraggioso e di difficile realizzazione, che ha creato un monumento al design Citroen impossibile da dimenticare.
Wallpaper ha scelto i vincitori dei suoi prestigiosi Design Awards 2008. Come di consueto la selezione è di gran livello, sebbene mi lasci l’impressione che i progetti di maggior impatto e fascino tendano ad essere avvantaggiati rispetto a quelli più intelligenti e silenziosi.
Quello che non capisco è perché non sia possibile gustarsi online una bella galleria dei progetti vincenti: nella pagina degli Awards sono disponibili solamente minuscole immagini, e link generici che non approfondiscono gli argomenti. Forse iscrivendosi è possibile avere accesso ad contenuti maggiori, oppure si tratta di una precisa scelta di “esclusività”, oppure… mi sono perso qualcosa?!

Living Roome è un nuovo magazine free-press, interamente dedicato alla creatività made in Roma. La rivista da spazio a progetti di architettura, di design e di interni realizzati nella capitale italiana, oppure a progettisti che operano nella città. Living Roome è distribuito gratuitamente in bar, negozi e numerosi locali pubblici; io ho avuto modo di sfogliare una copia del primo numero pubblicato a settembre.
Mi è sembrato un buon prodotto, soprattutto se si tiene conto della sua natura gratuita: la pubblicità non è nemmeno troppo evidente, e piuttosto curata. La qualità dell’edizione e la selezione dei progetti è senz’altro di mio gradimento ed ho molto piacere che un pubblico sempre più vasto dimostri interesse per la buona progettazione… sempre così difficile da vendere al cliente!
Toda è uno studio di progettazione polivalente con sede ad Amburgo e New York.
Negli ultimi tempi alcuni progetti dello studio sono apparsi ripetutamente nella blogosfera, ma ritengo che tutto il sito di Toda meriti di essere visto, sia per quello che presenta che per come lo presenta, perché dimostra come la tendenza da parte degli studi di progettazione di adottare una struttura a blog sia sempre più diffusa.

Chiarisco subito che so poco dell’evento in questione, ma l’iniziativa, segnalatami da un lettore romano, sembra interessante, e somiglia a quella che la Renault aveva organizzato per noi nella serata a Lubiana 3 settimane fa.
Le Pecha Kucha Night sono serate di promozione della creativita’ contemporanea, derivate da un formula giapponese nata nel 2003: Pecha Kucha, ossia l’equivalente onomatopeico del più comune chit-chat inglese, è l’equivalente italiano di chiacchiera.
“Ogni serata infatti prevede la presentazione al pubblico di 12 speakers circa. Ad ogni partecipante è concesso di mostrare 20 diapositive per 20 secondi ognuna, per un totale di 6 minuti e 40 secondi a testa. Si tratta di un approccio comunicativo innovativo, veloce e diretto, che piace molto al pubblico e alla stampa. PKN offre l’esperienza di assistere ad una vorticosa sequenza di immagini e presentatori nell’arco di una sola serata. Possono essere professionisti affermati o “creativi in erba. Architetti, designer, artisti, grafici, video-maker, stilisti, galleristi o chiunque appartenga all’industria creativa ha la possibilità di far conoscere al pubblico il proprio lavoro e le proprie idee. Può essere un edificio, un mobile, un film, un libro, una mostra, una campagna di comunicazione, una nuova collezione di moda, un gadget pubblicitario o qualsiasi idea interessante da voler condividere.”.
La prossima serata è organizzata a Trieste presso Stabilimento Ausonia domenica 15 luglio alle ore 21. Io sicuramente non ci sarò, quindi sono bene accetti i commenti di chi sarà stato presente all’evento.
(Thanks Angelo!)

A prima vista sembra il solito trompe d’oeil disegnato o ritoccato al computer, invece questo “spaventoso” tunnel che sta ingoiando la casa in un buco nero esiste veramente!
E’ un’opera degli artisti Dan Havel e Dean Ruck, che hanno messo le mani su una classica villetta in legno americana prossima alla demolizione. Per vedere altre immagini, e scoprire cosa c’è alla fine del tunnel, leggi l’articolo completo.
Ndr. Ho finalmente scoperto l’origine di queste immagini, che hanno fatto il giro del mondo all’insaputa dell’autore. Sono state scattate da Kevin O’Mara, e inizialmente pubblicate nel suo Flickr account.
(Via: Designverb)

“Colorsdesigner è un concorso internazionale aperto a giovani creativi, designers e architetti chiamati a sviluppare nuovi retail concept, applicabili a grandi gruppi internazionali di abbigliamento.
Promosso da POLI.design, Consorzio del Politecnico di Milano, è una sfida al design per trovare nuove soluzioni creative ed ecosostenibili, che sappiano esprimere la qualità dell’ambiente, del prodotto e del servizio. Spazi futuribili, pensati non solo per l’esposizione e la vendita del prodotto ma anche per la comunicazione, l’interazione con il cliente, l’aggregazione. Dove la tecnologia possa umanizzare l’approccio all’acquisto, vissuto come un’esperienza sociale e un modo per dedicare del tempo a se stessi attraverso qualcosa che piace e gratifica.”.
Il sito di presentazione è invitante, e la composizione della giuria davvero importante (Andrea Branzi, Makio Hasuike, Philippe Daverio, Stefano Boeri, Michele De Lucchi), tuttavia alcune cose non mi convincono. Nella prima fase del concorso (chiusura 15 novembre 2007) è richiesta la presentazione del concept di un negozio di abbigliamento di 500 mt quadri, ma tutto è davvero estremamente vago… una sorta di “tema libero” che non offre ispirazioni-tracce o vincoli di nessun genere da seguire. Un concept per un punto vendita di articoli di abbigliamento: fatelo bastare.
E poi il “Colors” del titolo per cosa sta?
Può darsi che mi sia sfuggito qualcosa, ma nel sito non c’è nessun riferimento al trattamento cromatico. Comunque sia, per il vincitore ci sono in palio 20000 euri (dopo aver svolto però anche la progettazione esecutiva) ed un bel po’ di celebrità.
La lista è tornata.
Dopo l’aggiornamento di ELMANCO alla nuova piattaforma, non poteva mancare il relativo aggiornamento di _a blog list_, che tanto successo ha avuto.
Rispetto alla precedente versione di marzo ho eliminato alcuni blog (per lo più quelli che pubblicano pochissimo), inserito circa 70 new entries e cercato di correggere delle imprecisioni. La formula e la struttura delle categorie sono rimaste le stesse ed è sempre disponibile una versione PDF a quest’indirizzo che t’invito a condividere con chiunque credi possa trovarla utile, citando la fonte d’origine.
Il precedente PDF ha ricevuto quasi 1500 downloads, questa volta spero di farne molti di più!
_a blog list_ ora ha una pagina dedicata, raggiungibile anche dal menu alto. Enjoy it!

Nelle scuole olandesi elementari olandesi può capitare di trovare meravigliose installazioni, come questa progettata dalla studio Kapteinroodnat. Nel cortile della scuola di De Paradijsvogel è stato montato un lunghissimo tubo di colore fluorescente che, avvolgendosi su se stesso nelle maniere più disparate, asseconda il gioco all’aperto dei bambini.
L’idea è ispirata al film “Mon Oncle” di Jacques Tati; trovi altre immagini in questa pagina.
(Via: Pan Dan)

Nel sito della Munich Sports sono state pubblicate le immagini del nuovo store inaugurato a Barcellona. Per chi non lo conosce, Munich Sports è un marchio nato in Spagna nel 1939 con la produzione di calzature tecniche per il gioco del calcio. Rispetto alle origini Munich ha trasformato la sua produzione in sneakers di un genere sicuramente più street che sportivo, riscuotendo un grosso successo: in Italia le vedo ormai dappertutto!
Il nuovo negozio deve la sua buona riuscita alla contrapposizione tra lo stile classico dell’arredo ed il prodotto eccezionalmente contemporaneo a cui fa da sfondo. Uno arredo classico che è stato accuratamente snellito, ed in cui il bianco e nero dello carta da parati s’inserisce come un rigoroso dettaglio snob.

L’architetto e fotografa Marcela Veronica Grassi mi ha inviato belle immagini dell’ultima opera firmata dal grandissimo architetto brasiliano Oscar Niemeyer. Ultima solo in ordine cronologico, perché il buon Niemeyer (nonostante quest’anno faccia 100 anni!) è ancora professionalmente attivo.
Il Teatro Popolare è stato inaugurato il 5 aprile scorso a Niteroi, dove l’amministrazione ha affidato a Niemeyer la progettazione di un gruppo di edifici che riqualificasse dal punto di vista urbanistico e culturale la città brasiliana. Il testo che segue è scritto da Marcela stessa, che ha avuto la fortuna di visitare l’edificio: “L’inaugurazione del Teatro Popolare era prevista per il novembre del 2006, ma una serie di modifiche acustiche introdotte dall’architetto ha ritardato la conclusione dei lavori.
L’edificio è stato progettato per offrire sia spettacoli all’interno (contiene trecento persone) che all’esterno: il palcoscenico si può aprire verso l’enorme piazza esterna ed essere visto da migliaia di spettatori. Per accedere al Teatro si può salire attraverso una rampa elicoidale in facciata (marchio di fabbrica delle ultime opere di Niemeyer) o una scala a chiocciola situata nella zona servizi, più nascosta, verso il mare. Andando verso la sala principale, uno schizzo dell’architetto ricorda, con un fazzoletto rosso al vento, che il teatro appartiene al popolo.
La sezione del tetto e del pavimento conduce lo spettatore verso il palco, si proietta all’infuori, delinea la facciata ed incornicia il profilo della città di Rio de Janeiro che s’intravede dietro la maglia esagonale del brise-soleil d’alluminio.”.
Nel seguito dell’articolo trovi altre immagini!

Mini design Award 2007, dal tema “La città che comunica”.
“L’obiettivo che si propone questo ultimo concorso lanciato nell’ambito del progetto triennale MINI Design Award avviato nel 2004 in collaborazione con l’Istituto Europeo di Design è appunto quello di restituire alla città la propria identità, caratterizzandola in quanto realtà unica e riconoscibile. Si tratta di concetti assai familiari per MINI che sulla propria inconfondibile identità ha costruito il proprio successo”.
Devo ammettere di avere sempre un po’ snobbato questo concorso, ma invece i progetti esposti sono tutti di gran qualità e credo che il vincitore credo meriti una segnalazione particolare.
La W2 (wireless square) di Piter Perbellini è una suggestiva idea di piazza per socializzare sia con il vicino che con il resto del mondo, un’attualissima soluzione per coniugare la comunicazione slow e fast. Intorno al monolite-ripetitore wi-fi si espande una successione di morbide sedute che riesce sia ad essere funzionale che ad esplicitare fisicamente la funzione del luogo. Una bella sintesi.

Nel giardino della Triennale di Milano ho trovato allestito il bellissimo padiglione disegnato dall’architetto giapponese Shigeru Ban per Artek, l’azienda finlandese fondata nel 1935 dal grande Alvar Aalto. Tutto il padiglione è costruito utilizzando un nuovo materiale ottenuto da legno e materiale plastici di recupero, fissati con una colla. Il materiale, che al tatto somiglia al cartone pressato, è estremamente leggero ma resistente ed è stato prodotto in collaborazione con il produttore di materiali cartacei UPM.
Su Designboom trovate un dettagliato articolo in inglese al riguardo.

Lot-ek è uno studio di architettura di New York guidato da due italiani: Ada Tolla e Giuseppe Lignano. L’aspetto più interessante della loro produzione è l’uso spregiudicato che fanno della struttura dei container, riutilizzandola in progetti di edifici residenziali o pubblici anche complessi. Bello anche il sito, efficace e coerente con la filosofia dello studio.
(Via: Architecutre.it)











