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Tempi moderni

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La carta stampata ha dei tempi di pubblicazione fisicamente insormontabili, mentre l’editoria online può essere istantanea, o quasi. Nel giro di pochi minuti una notizia può finire su centinaia di blog ed aggregatori, e una volta in circolo le possibilità di rettifica sono minime. Questo dovrebbe portare ad una maggiore attenzione per i contenuti da parte di chi scrive, ma quello che avviene invece è l’esatto contrario.
“Ne ha parlato lui, cool, ne parlo anche io!”.
“Bella questa immagine, il tipo che l’ha realizzata deve essere un genio”.
Certe volte è così che funziona, ma per fare un servizio di qualità è consigliabile sapere bene cosa c’è dietro il prodotto o l’iniziativa. Scoprire che le cose non sono andate esattamente come le si è descritte, che l’autore non è chi si credeva o che addirittura ha copiato da altri significa fornire un brutto servizio.
Purtroppo confrontandosi con una sterminata platea di blog e siti di informazione, il timore di restare indietro e pubblicare argomenti “vecchi” e alto, e c’è il rischio di muoversi con troppa fretta. Informarsi, verificare ed approfondire richiede tempo prezioso, e dato che la maggioranza dei blogger non riceve nessun guadagno dalla sua attività, ma nemmeno nessun controllo, tutto è demandato alla propria coscienza.
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Moebius Climber

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Chissà se vedremo mai anche nei parchi giochi italiani uno splendido Moebius Climber. Permettere ai bambini di arrampicarsi sugli appigli distribuiti lungo un nastro di Mebius mi sembra divertente e cool, oltre che un utile esercizio fisico, e con un morbido fondo sottostante non credo ci siano pericoli per la sicurezza. Sono disponibili modelli di complessità differente, anche se purtroppo nessuno forma un nastro chiuso.
(Via: NotCot)

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Schizophrenic Brain

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Schizophrenic Brain è il nome dato dall’illustratore brasiliano Guilherme Marconi al sito che raccoglie le sue opere più caotiche. Si tratta di splendide ammucchiate di oggetti affini tra loro, ridimensionati e ruotati fino creare composizioni di grande impatto.
Da vedere anche il portfolio che raccoglie tutte le altre opere, commerciali e non, di Guilherme. (Via: Computer Love)
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ALU e Marc Sadler

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Pochi giorni fa mi ha scritto ALU, un’azienda italiana che lavora nel campo del retail, fornendo arredo a negozi che vanno dal piccolo rivenditore locale fino a nomi come Nokia, Chanel, Ray Ban, Helly Hansen, etc, etc…
Non li conoscevo, e hanno voluto presentarmi i loro nuovi sistemi di arredo, esposti anche all’ultimo Euroshop in Germania. Molti dei progetti mostrati mi sembrano interessanti e ne allego le immagini nel seguito dell’articolo; di certo c’è uno sforzo di ricerca importante per un settore dove il design, essendo a stretto contatto con la moda, rischia di apparire “vecchio” dopo pochissimi anni. Quello che più mi ha colpito è però Ombelico, il sistema progettato da Alu insieme al designer Marc Sadler, perché questo prodotto può davvero definirsi modulare, ecologico, semplice e innovativo. Il materiale usato è il PP-WPC, una miscela di legno riciclato e polipropilene, piuttosto insolita per un arredo interno. L’aspetto povero del materiale è impreziosito da un elemento singolare: la “cintura” che serve ad irrigidire i pezzi che compongono il modulo. Quest’ultimo è infatti formato da tanti elementi uguali tra loro uniti ad incastro, così da poter ridurre l’ingombro in fase di trasporto.
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Hulger

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Dei telefoni Hulger se ne è già parlato molto nei blog di tutto il mondo che si occupano di design e tecnologia, ma credo che in futuro se ne parlerà anche in ambiti più ampi, perché il loro successo è strettamente connesso alla diffusione delle telefonate VOIP, una delle poche certezze che ci riserva il futuro.
In realtà Hulger non produce esattamente telefoni, ma accessori per le comunicazioni audio su computer e cellulari somiglianti ai primi familiari modelli di telefoni. Gli apparecchi Hulger sono compatibili con tutti i computer e con la gran parte dei cellulari, e permettono di rispondere ad una chiamata usando la classica e comodissima cornetta, tenendo a distanza di sicurezza le onde radio. A discapito di quelle che sono diventate le nostre abitudini, usare un micro telefonino o le cuffie+microfono di un computer non è il massimo della comodità e, se si ricevono molte telefonate, avere in ufficio o in casa un aggeggio del genere può essere utile, oltre che incredibilmente snob. L’inventore di Hulger è Nicolas Roope uno dei fondatori di Poke London, un’agenzia di comunicazione geniale ed irriverente come pochi.

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The Pelican project

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Things Magazine è una rivista indipendente fondata nel 1994 da un gruppo di scrittori e storici inglesi. La rivista ha uno spazio web aggiornato con una certa regolarità i cui contenuti mi interessano relativamente: tutto interessante, ma un po’ troppo ostico ed intellettuale per le mie abitudini. Ad ogni modo ti consiglio di scoprire The Pelican Project, una raccolta di copertine di libri pubblicati dalla casa editrice Pelican tra gli anni ’40 ed ’80. Tanti utili esempi di grafica vintage, che oltre ad essere un documento dell’evoluzione degli stili e del gusto del pubblico, rappresentano in molti casi degli esempi ancora attuali da studiare con attenzione, in particolare le decadi 60’ e 70’.
E pensare che ricordo bene come da bambino, vedendo copertine del genere, l’unica considerazione che facevo era: “questa è roba vecchia”… significa che starò diventando vecchio pure io! (Via: 30gms)
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Black+Blum

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Black+Blum è uno studio di design con sede a Londra già discretamente famoso sul web: molti dei suoi oggettini sono stati pubblicati sui siti specializzati di tutto il mondo, ed il merito è anche del sito elegante e dell’interfaccia piacevolmente navigabile.
Il sito è stato aggiornato ad inizio 2008 con alcuni nuovi prodotti, tra cui questa simpatica “pianta di insalata” formata da mestoli e ciotolina per condimenti, e uno scultoreo porta-frutta in acciaio.
Sarei curioso di vedere Black+Blum misurarsi con progetti più sofisticati, dal momento che tutti i prodotti pubblicati sono piccoli complementi d’arredo ed accessori, ma si sa che certo occasioni non capitano facilmente, e che la qualità non sempre va di pari passo con il denaro.
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Quanti post scrivere al giorno?

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Quando 3-4 anni fa ho iniziato ad interessarmi alla blogosfera, erano pochi i blog di design e tendenze a pubblicare più di un articolo al giorno, mentre ora quelli più importanti si rincorrono rilasciandone fino a 4-5.
Perché questo avviene, e che conseguenze ha?
Le ragioni sono da cercare nell’esplosione numerica della blogosfera: siamo molti di più a leggere e scrivere, ed è diventato più facile trovare argomenti o novità irresistibili da pubblicare, ma anche gente disposta a scrivere a costi nulli o irrisori.
Il risultato è un sovraffollamento di informazioni: la qualità complessiva cresce, nonostante non tutti ne siano convinti, ma quella media si abbassa e trovare ciò che davvero interessa si fa più difficile perché distratti da tanti altri input.

Per tornare alla domanda iniziale, credo non esiste una risposta univoca perché dipende sempre dai casi e da gli obbiettivi. Per quanto mi riguarda posso dire che difficilmente pubblicherò più di 7-8 articoli alla settimana, per due motivi. Il primo è che sono solo a portare avanti ELMANCO, il secondo è che un numero maggiore ridurrebbe l’attenzione che il pubblico rivolge al singolo articolo e indirettamente mi porterebbe a dedicare uno sforzo minore alla sua compilazione. Insomma, meglio pochi ma buoni: 3 articoli al giorno aumenterebbero le visite, ma di certo non le triplicherebbero, e senza sufficienti entrate pubblicitarie non credo ne valga la pena.

Parte 6: I soldi fanno perdere credibilità al blogger?
Parte 5: Quanto si guadagna con un blog?
Parte 4: Le segnalazioni dei lettori
Parte 3: Vale più il click da un banner o da un articolo?
Parte 2: Tempi moderni

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Salvadanaio moderno

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I tempi cambiano, e i contanti si usano sempre meno, a favore di bancomat e delle più svariate forme di pagamento digitale. Il designer Denis Bostandzic ha perciò avuto la bella idea di progettare un salvadanaio virtuale, che si riempie a colpi di carte di credito. Sembra il solito maialino in ceramica, ma nella fessura sul dorso va inserita la carta, che attraverso una connessione internet permette di versare un piccolo credito sul conto bancario impostato. Naturalmente si finisce col perdere il feedback fisico, in questo caso il peso delle monete, ma è un inconveniente a cui ci stiamo abituando, purtroppo.
(Via: Pan-Dan)

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VaNGuaRD

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Vanguard è un nome furbo per chi dice di fare arte underground applicata all’abbigliamento; poco importa, le collezioni prodotte finora da questa etichetta milanese si meritano una recensione ampiamente positiva. Mi piacciono lo stile ed i colori ispirate ad atmosfere anni ’80, quando forse (è una mia impressione) gli autori erano ragazzini. Probabilmente non andrei in giro con una felpa-polipo, ma sono sicuro che non passerebbe inosservata.
(Via: Buy this t-shirt)