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Germany VS China

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Sul blog di Laurent Haug ho trovato una serie di 19 illustrazioni che sintetizzano le differenze che intercorrono tra la cultura tedesca e quella cinese. La rappresentazione è eccellente sia dal punto di vista antropologico, che da quello grafico, perché comunicare relazioni così complesse con pochi segni non è per niente facile.
E gli italiani dove stanno? Nel complesso direi che abbiamo più punti in comune con i tedeschi che non con i cinesi, ma ci sono diverse eccezioni, come il mettersi in fila e la puntalità…

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Plust collection

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Plust collection ha incaricato alcuni designer italiani emergenti di creare una serie di oggetti per la casa (soprattutto vasi e lampade) utilizzando esclusivamente resine plastiche. Il vincolo materico ha dato omogeneità ad oggetti disegnati da un gruppo così vario di progettisti, ma la Plust Collection è accumunata anche da forme morbide ed ironiche ispirate ai gesti quotidiani e alla cultura nazionale.
Non tutti gli oggetti sono ugualmente ben riusciti, ma il giudizio complessivo sul progetto è senz’altro positivo, anche per l’originalità e la forte identità che lo caratterizza. La moderna anfora qua a fianco è Humprey, disegnata da Joe Velluto; nel seguito dell’articolo trovi altri prodotti della collezione.
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Questo è una domanda delicata: un blogger che guadagna soldi dalla sua attività editoriale, diventa più o meno credibile?
Come in tutti i lavori sono convinto che siano le persone a fare la differenza, ma essendo questa una “professione” veramente giovane, non si sa cosa aspettarsi e quali siano i termini di paragone. Un blogger che vende recensioni positive al migliore offerente è un blogger che sta compromettendo la propria credibilità ed il proprio futuro. Il pubblico del web è molto attento e soprattutto attivo, perché ha tante possibilità di lasciare un feedback. Un lettore che sente puzza di bruciato può decidere di lasciar perdere, ma tanti lettori delusi possono distruggere irreparabilmente la credibilità di una testata.
Ciò nonostante, sono rarissime le entità che rinunciare alle entrate pubblicitarie, quando se ne presenta la possibilità. Per quanto mi riguarda, vale la regola di evidenziare sempre chiaramente la pubblicità come tale anche se bisogna ammettere che esistano alcuni casi limite, che intendo affrontare.
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Consigli per gli acquisti

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Giù il cappello di fronte al web designer che ha avuto questa idea. Non voglio rovinarti la sorpresa, quindi consiglio di cliccare qui ed aspettare pazientemente il caricamento della pagina. La trovata di Hema (un sito di e-commerce olandese) è intelligente, ed il buzz generato dai navigatori che l’hanno sinceramente apprezzata si è trasformato in preziosa visibilità per l’azienda.
È bello vedere come ci sia sempre qualcosa da inventare, anche con mezzi a disposizione di tutti.

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Marcela Grassi fotografa

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Marcela Grassi è una mia ex-compagna di studi della buona vecchia FAF (vedo ora che la facoltà ha sostituito il logo con uno molto peggiore del precedente) che vive a Barcellona e lavora come fotografa di architettura. Giusto un anno fa ho pubblicato le immagini del Teatro Popolare di Niteroi scattate da Marcela in Brasile, ed ora torno sull’argomento per segnalare che è online il sito della fotografa. Nel seguito dell’articolo ho inserito alcuni dei miei scatti preferiti, ma consiglio di visitare le gallerie dei principali reportage realizzati finora.

Photo galleries taken by architecture photographer Marcela Grassi.
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Year of Creativity

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Manuel Dall’Olio mi ha fatto conoscere Year of creativity, un progetto portato avanti come valvola di sfogo della creatività di Adcom, l’agenzia per cui lavora come art director. La prima iniziativa di YOC è una collezione di 366 biglietti da visita (uno per ogni giorno del 2008) di divertenti professioni che sfidano la nostra fantasia. L’obbiettivo è fare riflettere con ironia e stimolare la creatività e la voglia di mettersi in gioco delle persone, che possono cercare e stampare con il proprio nome l’idea che più gli garba.
Un buon (e lungo!) lavoro di copywriting e progettazione grafica che ha generato buzz intorno ad Adcom, e che trovi anche su Behance Network.
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Posi+tive magazine

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Pochi giorni fa mi sono soffermato su Posi+tive magazine, un freepress italiano in formato .PDF giunto al terzo numero, e creato da Giacomo Cosua (uno dei primi collaboratori di Freshcut) insieme ad un gruppo di giovani/ssimi redattori.
Ho ricevuto altre volte segnalazioni di progetti editoriali simili, ma Posi+tive è uno di quelli che più si avvicina ai miei gusti, ed in cui riconosco le maggiori potenzialità, nonostante appaia già maturo. Si potrebbe dire che se Vice magazine ha fatto scuola, Posi+tive magazine è stato senz’altro un bravo studente.
Inizialmente Posi+tive si è occupato soprattutto di fotografia, ma il recente numero 2 (che puoi scaricare in questa pagina), è molto più che una bella galleria di immagini: articoli e foto di cultura, moda, sociale ed architettura … 100 pagine che davvero valgono.
Se vuoi contribuire ai prossimi numeri con i tuoi lavori, contatta la redazione.
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Tesla motors

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Leggendo Eco-iconic, l’ultimo briefing di Trendwatching incentrato sui prodotti ecologici di maggiore appeal, ho scoperto Tesla Motors, una casa automobilistica che dal marzo scorso produce i primi modelli di auto elettrica super sportiva.
I colori e le forme somigliano ai più famosi bolidi italiani, ma il motore è alimentato al 100% da energia elettrica, senza per questo a rinunciare a prestazioni performanti. La Tesla Roadster raggiunge le 60 miglia orarie in 3,9 secondi, ha una velocità massima di 200 Km orari (limitata per sicurezza), ed un’autonomia di circa 220 miglia.
Un difetto? Ovviamente il prezzo, che si aggira sui centomila dollari, ma con l’attuale cambio € / $ non sembra più nemmeno uno sproposito.
A parte la scontata esclusività di girare liberamente in centro città a bordo di una macchina elettrica del genere, quello che a molti premerà capire è quanto sia semplice ed economico fare “il pieno”. Su questo punto non mi sbilancio, nonostante il sito di Tesla fornisca alcune rassicuranti spiegazioni del tipo: “Puoi comportarti come con il cellulare e, indipendentemente dal consumo, ricaricare l’auto durante la notte in tre ore”.
Quello delle energie alternative è un tema che mi sta molto a cuore, e gli incoraggianti risultati ottenuti da Prius, l’ibrida delle Toyota, fanno ben sperare.
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E15

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Se ti piacciano gli arredi estrosi e scintillanti puoi serenamente saltare questo articolo, ma se invece cerchi un mobile minimale e naturale devi conoscere E15. Legno, acciaio e poco altro: usando questi materiali gli anglo-tedeschi di E15 producono oggetti moderni e durevoli, sia dal punto di vista fisico che stilistico.
A prima vista alcuni modelli potrebbero sembrare semplicistici, ma ad un’osservazione più attenta si scopre la qualità della progettazione; per esempio, il piano di appoggio della panca Calle è leggermente inclinato per accogliere meglio le persone sedute.
In questa pagina trovi una galleria completa dei prodotti, ma può interessarti sapere che E15 progetta anche sistemi di arredo per contract, come gli store American Apparel del 2004.
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Arch. Maaik

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Riconosco come quello di Arch. Maaik sia un umorismo da architetti (non sempre comprensibile ai non addetti ai lavori) ma dato che in Italia, e tra i lettori di ELMANCO, sono in tanti ad appartenere a questa bistrattata categoria, credo che un articolo sia doveroso.
Le strisce umoristiche disegnate dall’architetto fiammingo Mike Hermans raccontano le disavventure del suo alter ego Arch. Archibald e dei suoi stereotipati compagni: Gerald, l’ingegnere pratico e concreto che compensa la sfrenata creatività del socio, Fred, il brusco capocantiere, Maria, la moglie del cliente in grado di complicare le cose più semplici, e così via … fino all’irresistibile Concept, una personificazione delle idee progettuali di Archibald, che partecipa con veemenza al processo progettuale.
Ho trovato il primo fumetto di Maaik sul web qualche tempo fa, ed è stato amore a prima vista: non riesco ad immaginare niente di più divertente su questo tema.
Su Notcot sono venuto a conoscenza di una lunga intervista rilasciata al blog The Pompomist, in cui Mike spiega come il successo lo abbia portato ad abbandonare quasi del tutto la professione per dedicarsi a tempo pieno ai suoi personaggi.
Credo che Italia Arch. Maaik non sia ancora famoso quanto meriti e spero che questo articolo involga qualcuno a comprare i suoi libri; non mi aspetto di vedere mai i bambini andare a scuola con Archibald stampato sullo zaino, ma negli studi e nelle università di architettura Arch. Maaik dovrebbe essere un must.
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