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The floating mug

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I sottobicchieri sono per i perfezionisti, per i timorosi di chi fa le pulizie in casa e per chi non ha avuto la grande idea di Tigere Chiriga, impiegato delle poste improvvisatosi designer che ha avuto un inaspettato successo con la sua creazione: “The Floating Mug”.

Trasferitosi in New Carolina con la moglie nel 2008, si è ritrovato a pensare ad un modo per non lasciare i tipici cerchi delle tazze sui mobili di casa ed evitare così di cadere nelle ire della consorte ogni volta che si concedeva una tazza dell’amato the senza usare il sottobicchiere (sempre troppo lontano da raggiungere…).
Ecco che quindi nasce l’idea per una tazza che non ha bisogno del sottobicchiere. Il manico, resistente nonostante l’apparenza fragile (basta maneggiarla come si fa con un bicchiere qualunque), la tiene sollevata e allo stesso tempo le fa da supporto, evitando che gocce e condensa cadano sul tavolo, rovinandolo. Il tutto senza rinunciare alla piacevole sensazione della ceramica calda tra le mani.

Dopo varie ricerche Chiriga riuscì a farsi produrre i primi prototipi da un’azienda cinese, per uso personale, ma le continue domande di amici e colleghi su dove avesse comprato la tazza gli fecero pensare di poter produrre la tazza fluttuante anche per il grande pubblico. E qui entra in gioco Kickstarter, che ha permesso l’inizio della produzione in America, dopo essere riuscito a raccogliere fondi anche superiori a quelli necessari.
Punti a sfavore? Il prezzo: 39.99$, piuttosto alto per una tazza, sebbene dal design intelligente e creativo, giustificato dalla produzione in territorio americano e dal bisogno di recuperare le spese iniziali.

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Chiara Luppi

Sono nata l’8 dicembre del 1993, a Modena. Mi iscrissi al liceo scientifico perché, testualmente, “mi piaceva la scienza”, quando per “scienza” intendevo l’etologia. Inutile dire che mi sono accorta (troppo tardi) di aver sbagliato indirizzo. Terminate le scuole superiori con la voglia di mettere in gioco la mia creatività ho scelto il corso di Design dell’Università degli Studi di Ferrara che sto frequentando tutt’ora.

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