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Intervista a Riccardo Sabatini

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Recentemente ho avuto modo di fare la conoscenza di Riccardo Sabatini, grafico talentuoso e dal portfolio ricco; anzi, così pieno di buoni lavori che all’età di 27 anni ce n’erano già abbastanza per riempirci una monografia. Ora che ne ha 29 è  pubblicato in molti libri e riviste a diffusione internazionale: difficilmente, se ti interessi di grafica, puoi non avere mai visto un suo lavoro. Ma a prescindere dalla qualità e dalla quantità della sua produzione, la caratteristica che più di tutte ha toccato le corde di Elmanco è la sua interdisciplinarietà. Infatti, nel campo delle arti visive, Sabatini ha parecchio da dire anche in fatto di illustrazione, fotografia, type design e grafica 3D.Elmanco: “Grafico” è la definizione più esatta per qualificarti? Nel campo delle arti visive fai di tutto e molto spesso lavori per te stesso oltre che per i clienti. Accetti la definizione di artista?

Riccardo Sabatini: Certo, la accetto, perché no? La differenza tra un artista ed un grafico, designer o come voglia definirsi è che il primo il lavoro lo fa per sé e per una ricerca od un tema che porta avanti, mentre il secondo lo fa per un brand o per la famigerata figura del cliente. Però sempre di più si vede l’arte brandizzata ed utilizzata in campi commerciali e dall’altra parte grafici che portano avanti stili e lavori con un intento artistico o di ricerca visiva e concettuale. Quindi credo che entrambe le definizioni abbiano confini labili e siano applicabili a me come a molti altri nel campo della comunicazione e dell’arte visiva.

Elmanco: Il tuo CV, nella sua ultima versione, ha fatto il giro di internet. Che feedback hai ricevuto?

Riccardo Sabatini: Il feedback è stato e continua ad essere ottimo. Inizialmente nacque come versione più elegante del precedente curriculum “rough“, come lo soprannominai, fatto durante l’università e praticamente mai spedito. Era una presa in giro del classico curriculum fatto senza nessuna griglia e applicato su una texture di carta straccia. Nonostante la sua voluta bruttezza fu rimbalzato nel web come esempio di curriculum “alternativo”. Due anni dopo, a laurea presa, decisi che era arrivato il tempo di fare un curriculum “serio” e buttai giù la versione su cui mi hai fatto la domanda, in diverse varianti di colore e con vari “bonus”, tipo un set di icone per le skills ed un pattern con le iniziali CV sul retro. Poi stampai e caricai foto di versioni digitali e cartacee sempre sulla mia gallery (e stavolta lo spedivo anche agli studi). Forse perché avevo già l’occhio puntato su di me per il precedente curriculum anche questo ebbe un inaspettato successo, e me lo ritrovai nuovamente rimbalzato nel web. Per non parlare delle richieste di regalare/vendere/customizzare il template a vari interessati. Stavolta funzionò anche nel mondo reale: un giorno dopo averlo spedito fui subito contattato da uno studio dove ho poi lavorato parecchio tempo.
Il terzo lo prevedo presto in cantiere, comunque.

Elmanco: Bellissimo anche il progetto Brushwood del quale si può leggere la storia sul tuo profilo Behance. Cosa ti ha spinto a portare avanti l’alfabeto dopo che il progetto si era fermato? Hai avuto modo di utilizzarlo in qualche progetto commerciale?

Riccardo Sabatini: L’ho completato prima di tutto per levarmi un sassolino che avevo nella scarpa, dato che dopo il rifiuto iniziale il progetto se ne rimase per un anno a prendere polvere, con solo le prime tre lettere fatte.
Durante quell’anno ricevei -su una gallery online dove avevo caricato l’immagine delle prime tre- un sacco di commenti entusiasti e la domanda ricorrente “ed il resto dell’alfabeto?” E così mi decisi finalmente a completarlo. Rifeci il look alle lettere e sviluppai tutto il progetto che poi caricai sulla gallery di Behance. Comunque sarebbe andata col feedback mi ero divertito un sacco a farlo, e avevo chiuso un conto aperto da tempo. Il responso fu incredibile ed il progetto divenne il mio primo feature ufficiale nella pagina centrale di Behance, portando un sacco di nuova audience sul mio lavoro.
Al punto che è stato, risposta alla seconda domanda, utilizzato da Wired Italia come capolettera ad un loro numero e richiesto in forma privata per diverse commissioni.

Elmanco: Da ultimo ti chiedo di Optilabs. E’ un progetto “self initiated” anche quello, giusto?

Riccardo Sabatini Optilabs ha una storia molto più antica rispetto a quella di Brushwood (io sono abbastanza nuovo al mondo tipografico, se consideriamo da quanto tempo faccio disastri al computer). Fin dal tempo delle superiori sono sempre stato affascinato dal mondo della optical art, e durante gli anni ne ho prodotta tanta (anche roba totalmente inguardabile). Continuo tuttora a farlo, sperimentando sempre diverse soluzioni e progetti sempre diversi l’uno dall’altro. Sono ancora progetti di nicchia e come popolarità non sono esattamente al pari di altri che “funzionano” di più (nella grafica, arte digitale etc. esistono mode e trend e chi lo nega è un bugiardo) ma ritengo che siano proprio questi progetti, fatti per sé e senza la minima strategia dietro, a rendere questo lavoro interessante, anzi a non farlo nemmeno sembrare un lavoro.

Elmanco: Tu invece per quali dei tuoi progetti conservi un posto in tribuna d’onore? Tra l’altro, quanti sono i tuoi progetti?

Riccardo Sabatini: La tribuna d’onore più di me l’hanno costruita i visitatori dei miei progetti. Sia il curriculum che Brushwood si meritano la postazione d’onore, anche in virtù del loro successo, ma non escluderei nemmeno gli Optilabs che non hanno assolutamente avuto un successo simile ma a cui sono molto affezionato. Dover fare una selezione per me rimane difficile perché tutti i vari progetti, vedi anche il discorso del “calderone”, sono delle storie a parte.
Sul fattore quantità non so che dire, credo che sia relativa anche a quanto ti piace quello che fai, e posso ammettere che a me piace un sacco. Ma dipende anche da quanto lavori sul “self-initiated” oltre a commissioni e lavori che ti sono richiesti da altri (che talvolta possono non rappresentarti a livello stilistico, perciò non li pubblichi, o magari perché non pubblicabili per questioni legali). Io di personale produco un sacco, quindi rispetto ad altri designer che pubblicano solo lavori commerciali al 100% ho un portfolio più grasso. Datemi più lavori commerciali da fare così stringo quelli personali, potrebbe essere una buona soluzione.

Elmanco: Grazie Riccardo, della schiettezza e dei tanti consigli che sopra e sotto le righe trapelano a vantaggio di tutti quei lettori che cercano di fare strada nel tuo stesso campo.

Riccardo Sabatini: Grazie mille a voi dell’intervista, mi ha fatto molto piacere. Un saluto a tutti i lettori di Elmanco!

Riccardo Sabatini on Behance.

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Gianluca Gimini

Gianluca Gimini ha grosso modo una trentina d'anni e solo in rarissime occasioni parla di sé in terza persona. Lavora come freelance occupandosi di disegno del prodotto e grafica. E' assistente all'università, scrive traduzioni e a volte anche articoli per Elmanco, ma donerà il suo corpo all'umorismo.

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