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Cisotti+Laube

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I biglietti da visita di Cisotti+Laube sembrano contenere in uno scarabocchio un intero manifesto. L’implicito understatement del logo, concepito per uno studio che si occupa tra le altre cose di comunicazione visiva e art direction, sembra quasi voler dire che al centro delle attenzioni sono i marchi dei clienti, non il proprio. Eppure il biglietto non comunica sciatteria, anzi ha una tale purezza formale che potrebbe essere stato disegnato da Shigeo Fukuda in persona.
Ma Cisotti e Laube portano avanti col loro lavoro un’idea del design di matrice inequivocabilmente italiana.  Il lavoro del designer non è concepito come mero aspetto del marketing come purtroppo spesso accade altrove, vuoi per intento programmatico, vuoi per miopia delle aziende committenti .  Il designer è colui che porta avanti la ricerca formale assieme alla ricerca sui materiali e le tecnologie, ma ancora di più è colui che, attraverso gli oggetti , propone nuovi modelli di vita, nuovi modi di abitare, di muoversi.

L’interdisciplinarità all’interno di uno studio così piccolo è poi un altro tratto tipicamente Italiano e denuncia a mio avviso la formazione da architetto di Biagio Cisotti. L’eccellenza raggiunta nel campo della comunicazione, del design di prodotto e nell’art direction  legittimano a citare a paragone più i maestri del passato (Munari in primis) che i nomi illustri della contemporaneità giacché l’iper-specializzazione è ormai la regola nel mondo –anzi, nei mondi- della progettazione.


E’ per questi motivi che quando si sente parlare di quel concetto astratto e malamente sdoganato dai media che è “l’eccellenza del design italiano”, mentre agli agnostici della materia vengono forse in mente la Ferrari e Pininfarina a Elmanco viene invece da pensare a studi come questo.
Le immagini che seguono sono relative ad alcuni dei progetti che più rappresentano l’operato del duo Cisotti Laube:

Il cavatappi Diabolix disegnato per Alessi nei primi anni ’90 è una riflessione sul tema dell’oggetto-giocattolo; senza dubbio un progetto-pioniere di una corrente del design che ancora oggi domina i mercati. L’estetica tra l’altro conserva una freschezza tale da rimanere stupiti quando si pensa che è un progetto vecchio di quasi vent’anni!

La seduta Baba disegnata nel 2001 per Plank, un’azienda con la quale questo studio ha avuto moltissime collaborazioni nel corso dell’ultimo decennio, è  un progetto marcato da una forte ricerca sui materiali e sulla soluzione ai problemi di stoccaggio e dei costi di produzione: le due scocche di cui si compone la sedia sono identiche e permettono all’azienda un notevole risparmio.

Con Luna la ricerca sul compensato curvato (cominciata in Plank già nel 1998 con un altro progetto di Cisotti, la sedia Millefoglie) fa un altro passo in avanti: la scocca è unica e la sua deformazione avviene su tre assi!

Da ultimo due progetti di fama mondiale in cui lo studio Cisotti Laube ha svolto un lavoro di art direction senza il quale tale fama non sarebbe stata sicuramente stata raggiunta. Si tratta dello sgabello Miura disegnato da Konstantin Grcic nel 2005 la cui comunicazione viene affidata al fotografo Florian Bohm.

E poi la seduta Myto, progettata dallo stesso Grcic  nel 2008. Il cliente è ancora Plank mentre per la fornitura del materiale viene scomodato un partner internazionale: il colosso dell’industria chimica BASF.  Insieme agli ingegneri di questa grande azienda viene sviluppato un nuovo materiale, ideato appositamente per soddisfare le esigenze di estrema resistenza e flessibilità dettate dalla forma della seduta.

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Gianluca Gimini

Gianluca Gimini ha grosso modo una trentina d'anni e solo in rarissime occasioni parla di sé in terza persona. Lavora come freelance occupandosi di disegno del prodotto e grafica. E' assistente all'università, scrive traduzioni e a volte anche articoli per Elmanco, ma donerà il suo corpo all'umorismo.

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