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L’incontro con Giulio Cappellini

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Giovedì 10 novembre 2011 ho potuto seguire dal vivo la conferenza di Giulio Cappellini a Roma durante le serate MAXXINWEB organizzate da Telecom Italia. L’evento è stato estremamente interessante, anche oltre le aspettative, perché mi ha permesso di conoscere un protagonista del design italiano; devo infatti ammettere che nonostante il marchio Cappellini mi fosse noto, poco sapessi del suo direttore creativo. Ho scoperto un personaggio eccezionale: Giulio Cappellini ha le idee chiarissime sul design contemporaneo, un’enorme esperienza degli aspetti creativi e produttivi e si esprime in maniera intelligente, misurata ma appassionata.

D’altronde, Cappellini ha spiegato come il suo lavoro lo porti a viaggiare 250 giorni all’anno per essere presente a fiere, conferenze e incontri di ogni tipo, ed il suo ruolo gli richiede quindi di essere un brillante comunicatore.
Per saperne di più sul personaggio puoi leggere il sito aziendale, cercare la pagina dedicata alla sua serata su MAXXINWEB, oppure leggere la biografia pubblicata in questo precedente articolo del blog.
Oggi riporto i passaggi più interessanti di una conferenza che ha affrontato argomenti molto pertinenti alla linea editoriale di Elmanco. Per rivedere la conferenza in streaming devi naturalmente andare sul sito MAXXINWEB ma un live blogging è stato scritto anche da Teresa di Design Mag, l’altra blogger invitata alla serata insieme ad Elmanco.
Peccato che la sala conferenze del MAXXI non fosse molto affollata; Cappellini avrebbe meritato ben altra affluenza ma in compenso sono state numerose le domande poste dal pubblico che ha seguito la serata via Web, e che puoi rivedere in questo video.

Il moderatore dell’incontro, l’architetto Pippo Ciorra, ha iniziato chiedendo come le nuove tecnologie influenzino il design contemporaneo. Giulio Cappellini ha spiegato di avere un buon rapporto con la tecnologia, che ha reso gli scambi di informazioni molto più veloci e globali. L’importante è non diventarne schiavi, ricordando come un buon prodotto si faccia sempre con le mani e sia condizionato dai limiti fisici e tecnici della produzione, che possono anche stravolgere l’idea iniziale. Passare dai primi rendering all’oggetto finito è un processo lungo e tortuoso, che può richiedere anni di lavoro.

Interessante è stato anche il passaggio dedicato alla formazione offerta dalle università italiane, che Cappellini ritiene abbastanza buona. Negli ultimi anni è stato fatto un’importante sforzo di rinnovamento, e separare i corsi di architettura da quelli di design è un passo giusto e necessario per fornire un’adeguata specializzazione. Cappellini è architetto, come molti designer della sua generazione, ma è inevitabile che i progettisti del futuro avranno una formazione diversa. C’è molta ignoranza collettiva riguardo al design, ed è un bene che se ne parli.

Cappellini ha poi spiegato la sua mission, che ho davvero apprezzato perché somiglia molto alla definizione di buon design che ho dato sulle pagine di Elmanco. Lo scopo di Giulio Cappellini è creare oggetti che piacciano per la loro bellezza e le emozioni che suscitano, ma che finiscano nella case delle persone. Per l’azienda è naturalmente una grande soddisfazione vedere i suoi prodotti nelle collezioni dei musei di design, ma è ancora più importante che siano scelti e usati dalla gente.
A questo proposito è stata fatta un giusta riflessione su Ikea. Questa azienda ha avuto sì il merito di portare il buon design in moltissime case, ma grazie sopratutto alla forza del marketing. I prodotti Ikea sono ispirati al grande lavoro fatto in precedenza da aziende impegnate nella sperimentazione; quello che Ikea propone ora Cappellini lo faceva 10 anni prima, quindi senza la ricerca portata avanti da altri cosa farebbe il colosso svedese?

La domanda su come l’arte influenzi il suo modo di lavorare ha rivelato molto dell’approccio progettuale di Cappellini, che ha risposto di adorare Basquiat e Fontana. Il primo perché con le sue opere voleva riprodurre la spontaneità e il senso di stupore dei bambini, ed il secondo perché il suo percorso artistico è proseguito di sottrazione in sottrazione fino a pervenire ad una mirabile essenzialità.

Dall’incontro è infine emerso come Giulio Cappellini sia un talent-scout ed uno sperimentatore, desideroso di confrontarsi con i suoi designer preferiti su tecniche e materiali innovativi. Negli anni passati, Cappellini è stato uno dei primi marchi storici italiani ad affidarsi a numerosi designer stranieri, una tendenza che continua tutt’ora non perché non si creda nei designer nostrani ma perché arricchisce la creatività dell’azienda. Spesso un giovane designer straniero ha un’eredità culturale più leggera rispetto ad un italiano, e può avere un approccio più libero e fresco.
Anche per questa ragione non esiste uno “Stile Cappellini” riconoscibile.
Per fare innovazione è indispensabile scommettere sui giovani: cercarli, riconoscere il talento e dargli possibilità di lavorare senza dimenticare che la carriera del designer è difficile, e fatta di molti tentativi e fallimenti. Strade facile e veloci per raggiungere il successo non esistono.

Scritto da:

Stefano Ricci

Sono un architetto che vive e lavora a Cesena. Costruzioni Lego, fumetti e cinema mi hanno spinto verso una professione di creativo e verso ELMANCO, nato nel lontano 2005. Nel corso degli anni il blog ha cambiato pelle molte volte, ed ora è dedicato alla mia passione per l'industrial e il graphic design. Se ELMANCO ti piace, suggeriscilo al tuo compagno di banco.

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