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Cicli Sögreni – Copenhagen

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La bottega di Søren Sögreni si trova in Skt Peders Stræde a Copenhagen, in una zona nota per i negozi di abbigliamento usato, i caffè e le panetterie. Qui fu fondata nel 1981 agli inizi del decennio nero dell’economia danese. E infatti questa è un’avventura imprenditoriale cominciata in sordina: senza budget, con poco tempo e raccattando carcasse di bici abbandonate per le vie di Copenhagen. In questa stessa officina l’allora venticinquenne Søren dedicava le sue notti alla costruzione di velocipedi con telai e componenti di recupero.
Questa prima produzione raffazzonata ed economica brillava però per originalità  e un rapido passaparola portò a risultati di vendita inaspettati con la possibilità di investire sul progetto e dargli la forma che ancora oggi conserva.

Le bici attualmente prodotte sono un manifesto ambulante di buon design, proprio come lo intende Elmanco: sono progettate fino all’ultimo dettaglio, ma senza orpelli, anzi togliendo tutto ciò che è superfluo. C’è poi una grande attenzione all’ergonomia e il fatto che il loro costruttore non abbia una formazione né da progettista né da ciclista lascia quasi spiazzati.
Søren Sögreni tiene un profilo basso e si stima di avere una patente di guida come unico attestato delle sue competenze (ipse dixit). E’ umile ma senza false modestie e non nasconde un giustificato orgoglio per le sue realizzazioni e i riconoscimenti ricevuti: è stato addirittura insignito del titolo di designer danese dell’anno nel 2002!

I ricchi testi del suo sito lasciano poi trapelare una personalità istrionica, specie nella parte in cui si fa propaganda della bicicletta in generale come mezzo supremo del benessere umano e saggia fonte di risparmio. Dichiarazioni condivisibili, ma che ironicamente non valgono per le bici del signor Sögreni dato che sono prezzate, ahi noi, da 1000 euro in su! D’altra parte queste biciclette sono bellissime, e qualità di progetto e realizzazione artigianale raggiungono qui un livello eccelso:

Il telaio: Sögreni ha messo a punto un trattamento che chiama delta-treatment. Prevede una verniciatura allo zinco come fondo e due ulteriori verniciature per garantire un’adeguata resistenza al rigido clima della Danimarca. E’ garantito contro la ruggine per 25 anni.

La sella: Nemmeno Sögreni poteva fare meglio di Brooks e quindi le selle sono fornite dal prestigioso marchio inglese.

Le manopole: la pelle proviene dalla Polonia ma viene cucita a mano nella bottega di Skt Peders Stræde e fatta calzare sui manubri con l’ausilio di alcol ed aria compressa: molto difficilmente queste manopole potranno sfilarsi.

Il portapacchi: rivoluziona il tradizionale e inefficace portapacchi “a ciappetto” montato in tutto il mondo. E’ più efficace, più durevole e decisamente bello da guardare.

Il campanello: un’altra piccola e semplicissima rivoluzione. Non si svita con le mani né da solo, non suona da solo pedalando sull’acciottolato, non arrugginisce poiché si può avere solo in zinco, rame od ottone.

Ma per quanto queste bici raccolgano consensi presso gli amanti del buon design (Søren Sögreni  mi ha tra l’altro detto che i suoi clienti sono per lo più architetti) non mancano di suscitare reazioni di sdegno tra gli amanti del ciclismo sportivo che giustificano prezzi così alti solo a fronte di contenuti tecnologici d’avanguardia ed altissime performance. Se sei interessato a sentire anche la loro versione qui e qui trovi due degli articoli dei più veementi detrattori di questo marchio.

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Gianluca Gimini

Gianluca Gimini ha grosso modo una trentina d'anni e solo in rarissime occasioni parla di sé in terza persona. Lavora come freelance occupandosi di disegno del prodotto e grafica. E' assistente all'università, scrive traduzioni e a volte anche articoli per Elmanco, ma donerà il suo corpo all'umorismo.

1 commento »

  1. che bello! splendido!
    mi spiace – ma proprio tanto… – solo che le manopole siano “animali”…
    una favola poter girare su una di queste bici.
    oraz

    Commento by oraz — 27 maggio 2012 @ 20:51

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