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Come tutelare il proprio design?

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Ricevo spesso messaggi di giovani designer e studenti che mi chiedono quale sia la maniera migliore di pubblicare e tutelare i propri progetti sul web.
Per quanto riguarda i canali e le metodologie di diffusione per le notizie di design sono più che competente, ma ammetto invece di non sapere cosa rispondere a chi domanda:
E se qualcuno mi ruba l’idea, producendo o vedendo un progetto che ha visto sul mio sito, prima che io lo registra o lo metta in produzione?”.
Ho lavorato a progetti di architettura, di interni e di grafica, ma sempre su incarichi assegnati da un committente o per concorsi. Non ho mai progettato in maniera autonoma prodotti, cercando successivamente un investitore, e conosco poco gli aspetti legali del diritto d’autore.
Rivolgo quindi la domanda ai lettori del blog, sapendo che tra essi ci sono esperti professionisti che potrebbero essere di aiuto ai più giovani.

È consigliabile pubblicare sul proprio sito, progetti non ancora realizzati e registrati?
Avere dei testimoni che dichiarano di avere visto un’idea portare prima la tua firma, è una garanzia sufficiente?
Rendere pubblici i propri progetti sul web offre garanzie sufficienti per l’autore o lo espone al rischio di vedersi copiato? Esistono precauzioni o distinguo da fare?

Internet può diventare per molti una grande ed economica vetrina pubblicitaria, ma il mio consiglio è di muoversi solo quando si è sicuri della bontà ed originalità dei propri progetti. Essere pubblicati su un blog celebre è una buona maniera di iniziare, ma in sé per sé garantisce poco, se non che l’autore del blog ha deciso di metterci la faccia.
Il successo di un prodotto dipende solamente dal prodotto stesso, ed esistono davvero fortunati casi di progetti che sono riesciti a colpire l’immaginazione di un ampio pubblico anche solo con pochi rendering. Uno degli esempi più clamorosi, è quello dell’americano Joey Roth: la sua teiera Sorapot ha fatto il giro dei blog di design ed ha procurato all’autore centinaia di mail con richieste di informazioni per l’acquisto … quando Sorapot era ancora solo il prototipo di un neolaureato in cerca del primo impiego! Se la storia di Joey ti interessa, consiglio di leggere l’intervista pubblicata da PSFK ad inizio aprile.

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Stefano Ricci

Sono un architetto che vive e lavora a Cesena. Costruzioni Lego, fumetti e cinema mi hanno spinto verso una professione di creativo e verso ELMANCO, nato nel lontano 2005. Nel corso degli anni il blog ha cambiato pelle molte volte, ed ora è dedicato alla mia passione per l'industrial e il graphic design. Se ELMANCO ti piace, suggeriscilo al tuo compagno di banco.

3 commenti »

  1. Ottimo spunto per una discussione fondamentale per chi si occupa, in senso lato, di creatività. Il web non è solo eccezionale strumento di divulgazione delle proprie idee, ma anche (e sempre più) un’arma che può rivelarsi a doppio taglio…

    Seguo con interesse.

    Commento by Ramon — 22 aprile 2008 @ 15:01

  2. Un uccellino mi ha detto, in parole povere, “copyright is for losers”, tanto per citare Banksy.

    Nel senso che la tutela è difficilissima (i contenziosi possono durare molti anni) e che è un problema che si pone chi fa 2 progetti all’anno, non 20.

    Commento by Stefano Ricci — 24 aprile 2008 @ 17:52

  3. Personalmente sono contro il copyright e a favore dell’etica professionale e della serietà. Credo nelle creative commons, anche se so che non rispettarle è fin troppo facile. Comunque è da poco che ho maturato questa posizione. Ho all’attivo un brevetto che mi è costato un sacco di fatica e un po di soldi per un progetto che poi ho pubblicato su http://www.youngdesigner.it (sito che consiglio a tutti come vetrina e archivio). Il brevetto è molto difficile da registrare, e quasi impossibile risulta la ricerca preliminare, per essere sicuri che la propria idea non sia già stata brevettata. Il brevetto nazionale ha in genere un costo abbordabile se lo si fa da soli recandosi all’ufficio brevetti,quelli internazionali sono invece molto costosi. Esistono poi uffici di consulenza brevettuale che si occupano di tutto il lavoro e ai quali si appoggiano le aziende, ma bisogna mettere mano a migliaia di euro. Mi hanno detto da poco che la camera di commercio di Benevento offre ora la possibilità di brevettare online. Ad ogni modo il brevetto è una spesa (la tassa va pagata ogni anno per mantenerlo) e offre una tutela debole; in più è valido solo nel caso di vere proprie invenzioni. Brevettare un “modello estetico” è perfettamente inutile perchè come tutti sapranno, basta cambiare un dettaglio e (giustamente) il progetto non è più da considerarsi il medesimo.
    Inoltre vorrei condividere una riflessione che ho fatto: da sempre è possibile, anzi quasi certo che a due persone diverse in posti diversi del globo venga la stessa idea. Prima di internet era però molto difficile che l’una venisse a sapere dell’altra. Ora non è più così e sinceramente mi è seccato molto scoprire che una mia idea per una grafica da realizzare su una t-shirt era già stata partorita da qualcun’altro che l’aveva però sviluppata come una semplice vignetta illustrata. Non mi sono sentito in diritto di portare a termine il mio progetto, ma… se pensiamo alla nostra idea come a una cosa che già esiste in potenza prima che noi ne diveniamo scopritori, mi sembra sbagliato il concetto di fare “tana per me” e pretendere che nessuno ce la tocchi, neanche per migliorarla. Quindi il mio consiglio è di farsi poche remore a condividere i propri progetti “autopromozionali” e non sperare troppo che divengano fonte di guadagno. Fare un proprio sito mi sembra invece consigliabile. Io lo sto costruendo, butterò su tutto senza tanta paura,,, certamente ci sarà qualche progetto che qualcuno in futuro farà simile al mio (senza necessariamente aver visitato il mio sito) e qualche altro che senza volere avrò fatto io simile a qualcosa di esistente. mi sono un po incartato qui alla fine e sono stato prolisso come smpre…spero anche un minimo utile

    Commento by Gianluca — 27 aprile 2008 @ 22:50

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